GEAPRESS – Una storia simile a Tao, il cane palermitano trovato inbustato all’interno di un contenitore dell’immondizia (vedi articolo GeaPress) . A Malta, però, la storia è finita male, eccenzion fatta per l’esito giudiziario.

A trovarlo, grazie a deboli rumori provenienti da un cassonetto dell’immondizia, è stata una jogger, che correva, venerdì mattina, in una strada di il-Kalkara, vicino La Valletta, la capitale maltese. Il boxer era ansimante, chiuso in un sacco dell’immondizia (vedi VIDEO – ATTENZIONE IMMAGINI FORTI). I soccorsi scattano subito. Una signora porta dell’acqua, viene avvisato il particolare servizio di protezione animale che, a Malta, fa parte di un Ufficio ministeriale.

Il boxer è in fin di vita. Caricato nel mezzo, viene trasportato in una clinica veterinaria. La sera stessa, però, il povero animale muore. La Polizia maltese inizia subito le ricerche del proprietario. Il cane, nonostante la legge recentemente approvata, non è microchippato. Poi la dritta. Il proprietario è un cinquantanovenne di Vittoriosa, sempre nei pressi de La Valletta. Joseph Galea, viene così rintracciato e caricato su una macchina della Polizia. Confesserà poco dopo. Il cane era malato. Per questo, dopo averlo trascinato per oltre un’ora da Vittoriosa a il-Kalkara, l’aveva imbustato e lanciato dentro il contenitore. Sabato scorso il processo. Multa equivalente a circa 20.000 euro e nove mesi di prigione. La difesa si era opposta a quest’ultima pena ed ha annunciato di fare ricorso. Galea aveva già un precedente, risalente però al 1988. A quanto pare aveva preso a calci un cane.

La severità della condanna inflitta al sig. Galea, contrasta ancora un volta con l’esiguità delle previsioni di pena esistenti in Italia. Una condanna per maltrattamento di animali risalente al 1988, non avrebbe, in Italia, alcuna significativa influenza su una evenutale recidività. Peraltro, nel 1988, il reato di maltrattamento era di natura contravvenzionale. Nel nostro paese può capitare che la Polizia colga in flagranza di reato un uomo che ha appena fracassato con una pala il cranio del suo cane, dandogli subito dopo fuoco, come successo pochi giorni addietro ad Acerra (vedi articolo GeaPress) senza potere neanche applicare il fermo di polizia. Uno spot pubblicitario, hanno dichiarato gli inquirenti, quello di finire in galera anche nei casi di condanna per i più efferati casi di maltrattamento di animali. Di sicuro niente arresto in flagranza di reato (l’uomo di Acerra è stato possibile solo denunciarlo a piede libero) e, per la pena reclusiva, niente punibilità con il carcere. Le previsione di reclusione è, infatti, ben al di sotto della soglia di punibilità. Poco o nulla avrebbe anche significato aver preso a calci, ventitre anni addietro, un cane. Per finire dentro, dipende dalla gravità del reato e poi, quanto tempo è passato dalla condanna. Tutti a casa, insomma.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati

VEDI VIDEO PRIMA PARTE:

 

VEDI VIDEO SECONDA PARTE:

 

VEDI VIDEO TERZA PARTE: