GEAPRESS – Finanche i turisti che sarebbero in fuga dalla provincia di Roma. Poi pecore, vitelli, cavalli. Uccisi da branchi famelici di lupi i quali, a leggere i racconti dei pastori incautamente ripresi in loco, si farebbero vedere in pieno giorno ad assalire le greggi al chiuso dei recinti ed a lato, pure, della casa del pastore.

Ecco gli effetti. Proprio alle porte di Roma, ad Agosta, un lupo è stato rinvenuto morto con evidenti segni di avvelenamento. Subito il collegamento è andato alle polemiche dei giorni scorsi. Neanche una parola sul fatto che gli animali predati vengono rimborsati. Neanche un ricordo dei recenti sequestri operati dal Corpo Forestale nei pressi del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, di pecore morte ma non seppellite. Gli inquirenti arrivarono ad esse, nel corso delle indagini relative proprio ad alcuni presunti attacchi di lupi. Le pecore non erano state predate ed il sospetto è che potessero servire ad accedere ai rimborsi (vedi articolo GeaPress).

Pochi giorni fa un cucciolo di lupo e’ morto investito sulla statale 17 nei pressi del Comune di Capestrano (AQ), mentre un altro lupo avvelenato, un maschio di tre anni, sebbene poi finito anch’esso investito da un’auto, nei pressi di Castel San Pietro Terme (BO). Ne da notizia (seriamente) il Resto del Carlino. Proprio in quei luoghi, un dettagliato studio dell’ufficio caccia della Provincia di Bologna, ha rilevato la difficoltà di individuare con certezza la predazione da parte del lupo rispetto a quella dei cani. Sempre lo stesso studio ha messo in evidenza come le richieste di rimborso per presunte predazioni da lupo, pervengono anche da aree di pianura dove è impossibile la presenza del canide.

Ciò non toglie che una correlazione esiste, ma può essere mitigata con misure (incruente) anti lupo. Dove non ci sono si scatenano le cronache impossibili, come quelle che nei giorni scorsi hanno esaltato, senza alcuna verifica, i racconti dei pastori alle porte di Roma, non rilevando, poi, la morte per avvelenamento del lupo. 

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