GEAPRESS – Ritrovato vicino Ardea (vedi articolo GeaPress), in provincia di Roma, ormai ridotto a 12 chili di pelle ed ossa. A salvarlo sono state le volontarie della zona, le quali hanno provveduto a tutte le cure necessarie. In origine doveva essere un rottweiler ma poi, causa leishmania o chissà cos’altro, il suo padrone ha deciso che non serviva più. Legato ad un albero in una strada secondaria nei pressi della Statale Pontina.

Lucky perderà i suoi occhi. La leishmania l’ha reso cieco. E’ un cane giovane e ha reagito molto bene alla cura. Ora è tutto sotto controllo. Ogni sei mesi viene somministrato il farmaco e Lucky vive gioiosamente. Per gli occhi, purtroppo, niente da fare. Una pena, dicono le volontarie. Si gratta in continuazione come se  avesse gli occhi pieni di sabbia. L’infezione ha rischiato di causare brutte sorprese. Lucky, però, è giovane e felice. Allegro ed esuberante. Quando sente l’arrivo di Alessandra, una delle volontarie che bada a lui, le corre subito incontro. Conosce a memoria il percorso. Ma è impossibile contenerlo senza rischiare qualcosa di molto brutto.

Con la veterinaria le abbiamo tentate tutte – dice Alessandra a GeaPress – ma non c’è niente da fare“. Lucky si dovrà così operare, ma per lui, dopo l’intervento chirurgico, non cambierà niente.

Lucky, però, ha un’altra storia da raccontare. Una storia che parla non solo del suo abbandono. Una vicenda iniziata chissà dove e trascorsa lungamente in una sediolina sistemata nei pressi dell’albero al quale era stato legato. E’ vivo grazie ad una persona anch’essa molto giovane. Una storia senza nome, proveniente dall’Ungheria o forse dalla Romania e finita nella statale Pontina, come tante altre.

Incontri fugaci per arricchire chi non soffre. Nella discrezione di un viottolo di campagna, fuori da occhi indiscreti. Luoghi ideali di abbandono. A Lucky pensa lei. Il delicato stridere dei freni di una macchina, l’accendersi dei segnalatori che lui, il cane legato all’albero, vede ormai sempre meno. Lucky alza la testa e cerca di seguire i rumori dell’automobile. Ogni volta è così, anche se dopo dieci minuti riappare il solito stridio dei freni e la portiera che si chiude. La giornata può riprendere a scorrere.

Qualcuno, però, trova il tempo di riflettere su quella ragazza. Chiede se ha bisogno di qualcosa. Lei risponde di pensare al cane. Scatolette, latte, ciotoline, coperte. Alcuni tornano, altri no. Un mondo ai margini, che sa di cosa morta ma che in effetti si muove sotto una pelle di omertà e squallore. Anche ai margini della società, però, c’è umanità. A Luchy non viene fatto mancare il cibo ed una coperta. Ha sempre acqua pulita. A lui bada una persona che ha un cuore, diversamente da chi l’ha abbandonato e dagli altri frequentatori di quel posto.

Poi, un giorno, quella stessa persona capisce che Lucky non può continuare ancora a lungo. Il cane continua a perdere peso, le croste attorno agli occhi stanno aumentando. E’ la leishmania, ma chi può dirlo a chi della nostra lingua conosce una decina di essenziali parole? E cosa potrebbe fare poi una persona che vive tutto il giorno prigioniera del vialetto lungo la Pontina? Basterebbero delle analisi del sangue ed un ciclo di iniezioni. Tutto quello che però si può fare in quel contesto, è slegare Lucky e sistemarlo più vicino alla Pontina. Lì verrà notato dalle volontarie.

Dal vialetto appare la figura che per tanti giorni ha consentito a Lucky di vivere. Una ragazza bellissima, dicono le volontarie. Si informa cosa succederà al cane e se potrà essere informata sulla sua salute.

Deve rientrare nel vialetto. Ha salvato Lucky, ma non lo saprà mai. Pochi giorno dopo sulla Pontina viene scaricata nuova mercanzia. Con la prostituzione funziona così. Si rinnova di frequente. Piace ai clienti e serve ad evitare che qualcuno inizi ad interessarsi. Forse, in quel vialetto, stava già succedendo.

Alessandra e Valeria, le due volontarie che si occupano di Lucky, hanno fatto per lui tutto quello che c’era da fare. Non gli hanno fatto mancare niente ma, dopo l’intervento chirurgico, deve andare in adozione. Lucky non ci vede più e dovrà essere privato di quel che resta dei suoi occhi che gli causano solo pericolosi problemi. Ha recuperato oltre venti chili di peso ed ha il testone tipico dei rottweiler. E’ un cane come tutti gli altri. Un randagio curato e riabilitato. Avrà bisogno di cure con una certa continuità. Le due volontarie precisano che Lucky verrà, comunque, controllato anche dopo l’adozione e che ci sarà un rigoroso preaffido. Questa la mail che GeaPress mette a disposizione per le adozioni (info@geapress.org). I messaggi verranno poi inoltrati alle volontarie.

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