GEAPRESS – Si sta accertando in queste ore la proprietà dei nove cani rinvenuti nei giorni scorsi dal NAS dei Carabinieri di Livorno, in due strutture abusive, tipo gabbioni, in località Minazzana nel Comune di Seravezza, in provincia di Lucca. Tutti gli animali sono, infatti, provvisti di microchip e pertanto, salvo ulteriori sviluppi, viene dato per scontato che si potrà risalire ai padroni. Di certo, ad oggi, nessuno li ha rivendicati.

Di certo attenderli nei luoghi non avrebbe avuto molto significato, visto che i poveri animali venivano alimentati ogni tre-quattro giorni. Tutti segugi, ridotti pelle ed ossa, costretti in 5 in un gabbione e in quattro nell’altro. Tra di loro un solo meticcio. Una femmina che aveva partorito. I Carabinieri guidati dal Comandante del NAS di Livorno, Capitano Gennaro Riccardi, hanno però trovato i resti di un solo cucciolo. Era finito sbranato per fame dai cani adulti. I Carabinieri non escludono che altri cuccioli abbiano fatto la stessa fine.

Dei due gabbioni, costruiti con materiale di risulta (assi di legno e reti varie) solo uno aveva una pavimentazione in laterizi di cemento. L’altro, invece, poggiava direttamente sulla nuda terra. In tale contesto, piccolo e sudicio, vivevano i cani. Entrambe le gabbie erano isolate dal centro abitato. Una, addirittura, quasi nascosta nel bosco. Le ciotole, al momento del sopralluogo, erano tutte vuote, eccetto che per la sporcizia. Secondo i Carabinieri, i cani servivano alla caccia del cinghiale e purtroppo simili ritrovamenti, sono già avvenuti nel passato. I militari, anche nei prossimi giorni, continueranno i sopralluoghi disposti nell’ambito dei controlli finalizzati alla tutela del benessere animali.

L’ipotesi di reato al momento è quella relativa all’art.727 del codice penale sulle inidonee condizioni di detenzione. Le indagini sono seguite dal Sostituto Procuratore Antonio Mariotti della Procura della Repubblica di Lucca.

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