traffico cuccioli
GEAPRESS – Nove persone denunciate e sei misure cautelari. Tra queste anche tre arresti  domiciliari così come disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari di Lodi.

E’ questo il risultato dall’operazione “Maky”, portata a termine oggi dal Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Lodi, sotto la direzione del Procuratore Capo di Lodi, Vincenzo Russo.

Tra i reati che sono stati contestati anche l’associazione a delinquere per i supposti fatti legati al  maltrattamento e traffico illecito degli animali. Le ipotesi di reato sono: traffico illecito di animali di età inferiore alle 12 settimane, esercizio abusivo della professione medica, frode in commercio, maltrattamento di animali e detenzione produttiva di gravi sofferenze.

L’operazione è scaturita nel 2012. Un lungo lavoro di intelligence le cui indagini hanno ora portato a prefigurare quella che appare come una banda articolata in più ruoli, tra cui anche trasportatori e meri esecutori.  Gli interventi del Corpo forestale, hanno finora portato al sequestro di 88 cuccioli, avvenuto anche a seguito di numerose perquisizioni. Da valutare anche la posizione documentale di altri quindici cani di provenienza estera e rinvenuti oggi.

Una struttura organizzata, quella ipotizzata dagli inquirenti, caratterizzata da forte vincolo associativo.

Sempre secondo il Corpo Forestale risulterebbe “particolarmente spregevole” la modalità con la quale sarebbero stati commessi i reati. Alla luce delle indaini, in modo particolare,  modalità di detenzione e trasporto dei cuccioli. Si tratterebbe di animali di provenienza ungherese e slovena, detenuti in contenitori di cartone o gabbie per polli, rilevati dagli inquirenti come inidonei e contrari alla natura degli animali. Il tutto a sua volta disposto dentro i bagagliai delle auto, che sarebbero risultati privi di luce ed aria.

I cuccioli, inoltre, sarebbero stati sottoposti a sevizie, vessazioni e maltrattamenti insopportabili. Il tutto dovrà ora passare al vaglio della Magistratura ma tre le prime rilevanza investigative ci sarebbero trattamenti sanitari contestati come  inutili e dannosi con il fine presunto di mascherare eventuali patologie e l’età molto minore rispetto a quella poi dichiarata all’atto di vendita.

Rilevate quanto evidenziato dal Corpo Forestale. Tali pratiche, infatti, sarebbero state eseguite con l’ausilio definito “fondamentale” di un medico veterinario. Di mezzo ci sarebbe anche la violazione del codice deontologico della professione alla quale il medico veterinario, riferisce sempre la Forestale, dovrebbe essere sottoposto. Al vaglio degli inquirenti la prescrizione e sommistrazione di medicinali che risulterebbero utili a coprire le carenze vaccinali. Poi l’inoculazione del microchip negli animali, compilando libretti sanitari che risulterebbero falsi. Secondo la Forestale nei libretti sarebbe stata manomessa l’età, la provenienza e le condizioni sanitarie dei cuccioli. Questa “ripulitura”, non sarebbe però stata operata solo dal veterinario, al quale gli inquirenti attribuiscono una posizione “principale”, ma anche col supporto di altri membri del gruppo.

In tal maniera si sarebbero resi i cuccioli pronti ad essere immessi sul mercato. Dunque la contestata falsificazione dei documenti e l’inoculazione dei microchip “italiani” e così venduti nel nostro paese prioritariamente attraverso il canale di internet.

Grazie all’attività investigativa del Corpo forestale dello Stato, svolta anche attraverso le intercettazioni telefoniche, sarebbe così emersa la sussistenza di un disegno criminoso portato avanti con vincolo associativo. Da qui l’accusa più grave dalla quale gli indagati dovranno difendersi: associazione a delinquere in cui, secondo gli inquirenti, tutte le persone coinvolte avevano un determinato ruolo finalizzato alla commercializzazione dei cuccioli, con la falsificazione dei documenti dei cani per farli passare per regolari.

I profitti sarebbero stati altissimi e l’utilizzo del presunto complesso sistema criminoso costituirebbe la prova. Gli inquirenti rimarcano  lo svilimento della professione medica di veterinario tanto da far sì che lo stesso non solo si presume operasse in violazione della legge e contro ogni codice etico deontologico, ma che permettesse perfino a personale non medico di operare direttamente sui cuccioli inoculando i chip sotto pelle.

L’importazione illegale riguardava razze pregiate quali Cavalier King, Spitz, Chiuaua e Akita, provenienti principalmente dall’Ungheria e dalla Slovenia. Numerosi gli episodi criminosi monitorati che si sarebbero evinti nel corso delle indagini. Una “manifesta persistenza nel commetterli”, sempre secondo il Corpo Forestale, che denoterebbe nel caso  una intenzionalità di svolgere in maniera professionale sia l’introduzione illecita dei cuccioli da compagnia che la successiva vendita fraudolenta.

L’esecuzione delle misure cautelari richieste dal Procuratore della Repubblica e pienamente accolte dal G.I.P. dal Tribunale di Lodi eseguite dal personale del Corpo Forestale dello Stato della Lombardia sarebbero così giustificate  dal “disvalore della personalità” degli indagati. Questo emergerebbe dalla durezza con cui i cuccioli venivano sottoposti nel trasporto e nel successivo trattamento. Inoltre la sussistenza del presunto vincolo associativo e della metodica perpetrazione del reato, hanno posto in fase di indagine la pericolosità sociale ed rischio di reiterazione di reati analoghi. Per questo la conseguente applicazione di misure restrittive della libertà della persona.

Le indagini proseguiranno anche in altre strutture commerciali della Lombardia e dell’Emilia Romagna in cui sono in svolgimento perquisizioni a carico di altri indagati per il medesimo procedimento penale.

Gli animali salvati e posti sotto sequestro sono stati temporaneamente affidati, grazie al contributo di Associazioni, a famiglie che ne garantiscono la cura e un sano sviluppo. L’Operazione prende il nome da MAKY, un cucciolo ritrovato in gravi condizioni e salvato dall’ intervento della Forestale.

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