GEAPRESS – Due notizie di oggi pongono nuovamente in risalto la legge 189 sul maltrattamento di animali. Entrata in vigore nel 2004, venne applaudita dai suoi sostenitori come quella che avrebbe portato in galera chi maltrattava gli animali. La 189, però, separò diverse fattispecie di maltrattamento tra reato contravvenzionale e reato delitto. Il primo, caustico come l’acqua fresca. Il secondo teoricamente potente ma, nel nostro caso, depotenziato da pene troppo basse.

La prima notizia arriva da Imperia così come riportata nella cronaca giudiziaria di Riviera24 . Un caso eclatante, sebbene non venga specificato se il reato contestato è stato quello di uccisione di animali (544/bis) o maltrattamento (544/ter) con l’aggravante di aver cagionato la morte. La pena prevista dall’art. 544/bis, è solo reclusiva e varia da quattro mesi a due anni. Per il 544/ter, invece, multa da 5.000 a 30.000 euro e reclusione da tre a diciotto mesi, aumentata della metà se ne è derivata la morte. Sembra notevole, ma in effetti, per una minima ipotesi di reclusione (vera) occorrono pene superiori ai tre anni. Per l’arresto in flagranza, poi, ben cinque. E’ difficile che il carcere possa scattare anche per un pregiudicato ed in genere la pena detentiva viene commutata in pena pecuniaria secondo un banale calcolo aritmetico. Un tot di euro per ogni giorno di carcere previsto. Non si può fare altrimenti, anche nelle ipotesi più gravi, ovvero con l’imputato giudicato colpevole in dibattimento, e non con il Decreto Penale di Condanna e lo sconto di pena che ne deriva. Il carcere, salvo casi estremi di particolari pregiudicati, viene sempre convertito in una forma di pena alternativa (fosse anche l’obbligo di firma).

Nel caso di Imperia, l’imputato ha avuto emesso il Decreto Penale di Condanna. Il tutto convertito in pena pecuniaria di 17.500 euro. Un cifra alta, forse la più alta mai contestata in Italia. Dimostra, però, ancora un volta, che chi ha inneggiato alla 189 come la legge che apriva il carcere ai maltrattatori, ignorava o peggio.

L’altro caso arriva da Savona e riguarda il buon lavoro delle Guardie Zoofile dell’ENPA che sono risalite al proprietario di due gatti (una femmina ed un cucciolo di tre mesi) abbandonati in Val Bormida. Una signora aveva annotato il numero di targa dell’automobile del tipo, e si era messa in contatto con l’ENPA di Savona. Rintracciato e denunciato: abbandono di animali. Si tratta, però, di un reato ridicolizzato dalla legge 189/04. Nel nuovo 727, infatti, c’è scritto che l’abbandono è punito con l’arresto fino ad un anno, e l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Molto meno dell’uccisione di animali, ma non solo. Se l’uccisione di animali (544/bis C.P.) ed il maltrattamento (544/ter C.P.) sono infatti reati-delitto, l’abbandono è un semplice reato contravvenzionale. Ovvero una sanzione amministrativa pennellata di una parvenza di penale. Poco potrà l’annunciata costituzione di Parte Civile dell’ENPA, dal momento in cui per questi reati è prevista anche l’oblazione. Nel caso, niente dibattimento e niente Decreto Penale di Condanna. Paghi una cosetta e continui a startene tranquillo.

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