GEAPRESS – C’è una storia di dissapori tra due famiglie calabresi residenti a Molteno, in provincia di Lecco, alla base del ferimento del pastore tedesco centrato in un’occhio da un pallino di piombo. I due gruppi familiari, mal si sopportano ed in tal maniera potrebbe esserci andato di mezzo il povero cane. Stante alcune dichiarazioni testimoniali pervenute ai Carabinieri della Stazione di Costa Masnaga, il feritore del cane è stato visto mirare da distanza ravvicinata. Il cane ha perso l’uso dell’occhio destro.

I fatti sono avvenuti ieri a Molteno, ma il Comandante della Compagnia di Merate, Capitano Giorgio Santacroce, sottolinea a GeaPress, come non è la prima volta che sono dovuti intervenire per animali domestici feriti da colpi di arma da fuoco. Un fucile calibro 9 Flobert era stato, ad esempio, utilizzato lo scorso maggio ad Oggiono, sempre in provincia di Lecco, per centrare il gatto di una signora che era poi andata a denunciare l’accaduto (vedi articolo GeaPress)

In quel caso venne denunciato un quarantottenne del posto il quale, come appurato nel corso della perquisizione domiciliare, deteneva oltre che al fucile, anche 70 cartucce. Il gatto, disse il denunciato, dava fastidio alla sua proprietà.

Motivazioni, pertanto, diverse dall’episodio di ieri che ha rilevato un altro inquietante particolare. La pistola con la quale il trentaseienne di Molteno ha sparato al cane, è di libera vendita. Una pistola ad aria compressa di energia inferiore a 7,5 Joule. Le cartucce, in genere di anidride carbonica, si trovano finanche nei banchi degli ipermercati, come accessori per biciclette. Servono a gonfiare la camera d’aria. Un aspetto, quello della pericolosità delle armi ad aria compressa, più volte rilevato dalle Forze dell’Ordine. Se, infatti, ad essere colpita è una parte molle e da distanza ravvicinata, si possono causare gravi ferite se non addirittura la morte. Le case produttrici esaltano il potere dirompente dei pallini, nel caso di sagoma modificata.

E non si tratta dell’unica incongruenza. Le micidiali balestre in grado di abbattere con un sol colpo un grosso cinghiale (l’uso, però, è vietato per l’attività venatoria) sono considerate da una sentenza della Cassazione come armi non atte ad offendere e per questo vendibili senza obbligo di denuncia. Per le armi ad aria compressa, l’obbligo sussiste solo se di energia superiore ai 7,5 Joule.

Ad ogni modo, per il lecchese, sembra ripetersi uno scenario già visto. Nel recente passato, così come dichiarato dall’ENPA di Lecco a GeaPress (vedi articolo GeaPress) si erano già avuti episodi di ferimenti di animali domestici con pallini di piombo.  

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