GEAPRESS – Intervento, stamane, del Corpo Forestale dello Stato (Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale) presso il canile comunale di Lecce. Secondo quanto comunicato dallo stesso Corpo Forestale, nel canile sanitario sarebbero state riscontrate alcune irregolarità come il sovrannumero di cani oltre che la precarie condizioni di lavoro nelle quali operavano i volontari. Una struttura, riferisce sempre la Forestale, che risulterebbe fatiscente e degradata oltre che con evidenti fessure e crepe su muri, soffitti e pavimenti.

Il canile è stato posto sotto sequestro su disposizione del GIP.

In tutto, al momento del sopralluogo, sarebbero stati presenti circa 120 cani, in buona parte ospitati presso la struttura ed altri condotti, per motivi di spazio, presso le abitazioni private dagli operatori dell’associazione. In base alle normative della Regione Puglia, dovevano però risultare 40 cani.

La struttura, stante le risultanze della Forestale, sarebbe autorizzata sotto il profilo sanitario ad un numero massimo di 20 box. Gli animali, però, sarebbero stati rinvenuti anche nel bagno, spogliatoio, negli uffici, ambulatorio, medicheria, nei corridoi di accesso ai box, vano scala, terrazzo e nella stanza al primo piano.

Dal controllo finora effettuato nei registri, sarebbe inoltre risultato come molti cani erano presenti nella struttura da diversi anni, mentre il termine massimo è di 60 giorni. Presenti anche cuccioli al di sotto dei sei mesi di vita ed animali affetti da leishmania. Questi ultimi non sarebbero stati sistemati in una struttura di isolamento, di fatto mancante.

Una situazione che costringeva il personale dell’associazione ad operare in condizioni che la Forestale ha definito precarie. Di fatto un servizio inadeguato, sempre secondo la Forestale, a discapito delle condizioni igienico-sanitarie. Poi i presunti danni agli animali che sarebbero risultati detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura.

Dunque il sequestro preventivo disposto dal GIP ed i reati contestati: detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura ed omissione di atti d’ufficio.

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