GEAPRESS – Trepuzzi e Squinzano, in provincia di Lecce, distano tra loro appena due chilometri. A distanza di quasi un anno, la storia di un altro cane bruciato vivo. Nel 2010 fu il caso di Aura, ora un piccolo cane, rinvenuto dalle Guardie Ecozoofile dell’ANPANA (Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente) in contrada “Mazzapinta” nei pressi di Squinzano.

Le Guardie dell’ANPANA, domenica pomeriggio, erano in servizio per tutt’altro motivo, quando si sono imbattuti nei poveri resti. Un piccolo fuoco acceso proprio per lui, ancora vivo.

Su questo abbiamo pochi dubbi – ha dichiarato a GeaPress il Responsabile Provinciale delle Guardie ANPANA, Giuseppe Albanese – Un fatto grave e sul quale riteniamo sarà molto difficile potere risalire ai colpevoli

La memoria va alla povera Aura bruciata a Trepuzzi nel maggio dello scorso anno e morta dopo alcuni giorni di tremenda sofferenza.

Bisognerà attendere l’esito delle indagini – dice a questo proposito Albanese – circa eventuali collegamenti con l’altro grave fatto di Trepuzzi, nulla si può dire. Mi risulta, peraltro, che il procedimento penale non sia ancora concluso“.

Un luogo difficile quello dove operano le Guardie dell’ANPANA. Un Nucleo attivo da circa un anno ed una sede, aperta proprio a Lecce, due anni e mezzo addietro.

Ci vorrebbe maggiore riguardo per gli animali, una spinta maggiore verso una cultura legata al loro rispetto. Poi – aggiunge il Responsabile delle Guardie Giuseppe Albanese – siamo volontari e sebbene cerchiamo di dare il massimo, dobbiamo anche tenere conto delle nostre forze. C’è la Forestale che fa un lavoro eccezionale ma dovrebbero essere di più, noi cerchiamo di dare il nostro contributo speriamo con il consenso delle persone“.

E le pene? Rispetto al vecchio 727 le cose sono migliorate, dicono all’ANPANA, ma ne passerà ancora di tempo prima di arrivare a pene più decise.

Intanto a Squintano, in contrada Mezzapinta, un altro cagnetto ha finito la sua breve esistenza arso vivo. E’ accaduto vicino ad una strada che costeggia la ferrovia. E’ un luogo un po’ fuorimano, scelto opportunamente da chi ha voluto accendere il piccolo falò. Per lui, o per loro, se individuati, scatterà una denuncia a piede libero. Soprattutto se le prove saranno schiaccianti chi colpevole del grave gesto cercherà di percorrere la strada del rito abbreviato. In alternativa ci sarà il processo che prevederà, a condanna definitiva, una pena reclusiva la quale, però, non significa detenzione. Il reato prevede, infatti, pene troppo basse. Si pagherà sicuramente (tranne casi molto particolari che riguarderanno, peraltro, solo pregiudicati) una sanzione pecuniaria. Un giorno di prigione equivale grossomodo a 78 euro. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).