GEAPRESS – Chi vuole affondare le Guardie Zoofile volontarie in Italia? Un isolato colpo di testa maturato in Commissione Agricoltura la scorsa settimana (vedi articolo GeaPress) o qualcosa di più ricercato in questi ultimi anni?

Un primo tentativo forse utile a condurre sotto un gioco politico il ruolo delle Guardie, arrivò dall’On.le Enzo Raisi (Futuro e Libertà), componente dell’Intergruppo amici del tiro della caccia e della pesca. Suo l’emendamento approvato in Commissione Affari Sociali, che subordina la qualifica di Guardia particolare giurata appartenente ad Associazione protezionista, ai corsi indetti dalle Regioni. Il testo esentato dalla Commissione risultò comunque addolcito con la possibilità che i corsi potessero essere altresì organizzati dalle stesse Associazioni riconosciute ma con docenti idonei (?) e di comprovata esperienza.

Più o meno sgangherato, l’articolo subì l’approvazione di un successivo emendamento voluto dagli On.li Viola (PD) Medico veterinario, Grassi (PD) e Miotto (PD), che riconosce al Servizio Pubblico Veterinario i ruoli di Polizia Giudiziaria.

Esentato dalla Commissione Affari Sociali (ovvero la Commissione di merito) il testo è stato così inviato, per i relativi pareri, a tutte le altre Commissioni. In più parti sono così affacciate le proposte di subordinare le Guardie, alle ASL. Se in Commissione Agricoltura la votazione è andata in porto, in quella Lavoro Pubblico e Privato, è andata male.

Una prima relazione, infatti, prevedeva un provvedimento identico, ovvero Guardie dipendenti dalle ASL. Per l’Onorevole Angelo Santori (misto – liberali per l’Italia, PLI), Dirigente Confagricoltura, risultava addirittura “pericoloso” suggerire alla “Commissione di merito di prevedere che le Guardie zoofile abbiano la facoltà di agire di propria iniziativa e non su esclusivo coordinamento delle ASL o delle autorità di pubblica sicurezza, atteso che ciò potrebbe portare a situazioni conflittuali con i soggetti interessati”. L’intero gruppo della Lega Nord si astenne poi dal votare la nuova proposta del relatore, che impedì il colpaccio. La Commissione Lavoro Pubblico e privato, riuscì infatti ad aggiustare il tiro, giudicando addirittura grave, grazie al suo relatore On.le Gabriella Giammanco (PdL), che le Guardie zoofile non potessero adottare alcuna misura se non per iniziativa e su disposizione dei veterinari, con ciò segnando, di fatto, la fine della vigilanza zoofila (disse la Giammanco).

Stessa opposizione veniva poi sollevata in Commissione Ambiente, dove il relatore, On.le Michela Brambilla (PdL), ha sollevato analoga perplessità. Di fatto, il parere della Commissione Ambiente è attualmente bloccato. Altre Commissioni hanno già approvato senza danni. Altre ancora, però, devono ancora esprimersi. Poi si vedrà.

Come rilevato dall’ANPANA in suo comunicato critico nei confronti del parere esentato in Commissione Agricoltura, “i tempi parlamentari sono biblici quindi per ora, in virtù di questo e del parere contrario ai principi della Costituzione Italiana, restiamo fiduciosi e auspichiamo che resti lettera morta”.

Per l’ANPANA, infatti, se dovesse imporsi il parere della Commissione Agricoltura si annullerebbero le attività d’indagine della polizia giudiziaria zoofila su propria iniziativa o anche poste in essere dopo la denuncia di privati.

Per Francesco Pellecchia, Presidente Nazionale ANPANA e l’Avv. Maria Morena Suarìa, responsabile dell’ufficio legale dell’associazione, gli artt. 55 e 57 del Codice di Procedura Penale obbligano la polizia giudiziaria ad agire anche di propria iniziativa, a riferire notizie di reato e confrontarsi solo ed esclusivamente con la Magistratura alla quale è affidato da disposizioni costituzionali il potere giudiziario. Potere non di certo attribuito alle AA.SS.LL., dicono sempre all’ANPANA. Anzi, si rasenterebbe l’assurdo allorquando, come spesso accade, la Procura della Repubblica delega atti d’indagine alle guardie zoofile dettando obblighi ben precisi. Si creerebbe addirittura un conflitto di poteri tra la ASL e la Magistratura.

Il codice di procedura penale, sempre secondo l’ANPANA, prevede oltretutto l’obbligo del segreto per le Guardie zoofile, l’obbligo di riferire notizie di reato (anche non di propria competenza in virtù della loro qualifica di pubblici ufficiali), l’obbligo di effettuare immediatamente sequestri in flagranza di reato e facoltà di nominare ausiliari di polizia giudiziaria soggetti ritenuti idonei (ad es. veterinari, non necessariamente dipendenti ASL!). Tutto questo sistema di norme giuridiche entrerebbe in contrasto facendo precipitare la materia nel caos giuridico più totale.

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