GEAPRESS – Il cane, un cucciolo di appena sei mesi, veniva tenuto alla corda da un cittadino di origine cinese. L’area dove era ricavato il piccolo riparo di fortuna, era talmente piena di oggetti accatastati, che la corda, più volte impigliata, lasciava al povero cagnolino solo mezzo metro di spazio. Inevitabile la morte. L’animale, infatti, veniva trovato disidratato sotto il sole cocente del luglio 2010 (nella foto).

Il tutto veniva denunciato dai passanti allarmati da quanto era possibile vedere nel locale di fabbrica di Fontaviva, in provincia di Padova, dove era detenuto il cagnolino. Ad intervenire furono le Guardie della LAC.

Ora la sentenza di condanna che lascia purtroppo non poche perplessità. Il proprietario del povero cucciolo è stato riconosciuto colpevole non del reato di maltrattamento (544/ter C.P.) con l’aggravante della morte, né tanto meno di quello di uccisione (544/bis C.P.). Si tratta, infatti, di reati che prevedono la condotta dolosa, ovvero occorre la volontà di maltrattare o uccidere. Per il proprietario del cucciolo, solo la violazione dell’articolo – contravvenzione 727 del Codice Penale (abbandono di animale). Un reato che punisce, blandamente, anche le condotte colpose, come la negligenza. Per chi ha di fatto provocato la morte del cucciolo, solo un’ ammenda di 1.500 euro. In altri termini, qualcuno può aver procurato la morte del cucciolo, ma senza volerlo. Per questo non può essere accusato dell’uccisione.

La sanzione è troppo bassa – commenta ora Andrea Zanoni, europarlamentare IDV e Presidente LAC Veneto – Le pene per simili comportamenti andrebbero inasprite, soprattutto per quanto riguarda il minimo edittale”.

Zanoni, che ha altresì ricalcato la necessità dell’applicazione del più potente reato di cui al 544/te, è intervenuto più volte sulla necessità di appesantire le pene relative che di fatto, in tal maniera, forniscono uno scarso potere deterrente.

A complicare le cose, forse, anche la similarità di alcune fattispecie tra 727 e 544/ter. In genere si applica il reato che fornisce più garanzie per l’indagato, ovvero quello con pene minori. La grave amputazione delle condotte dolose dai reati di maltrattamento ed uccisione, avvenne durate l’approvazione della legge 189/04, nel corso del successivo passaggio al Senato.

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