GEAPRESS – Finanche nei siti turistici, per attirare l’attenzione (sic!), è stata pubblicizzata come “combattimento”. Animali che, più o meno letteralmente, si scornano per il pubblico divertimento. Ancor di più, a proposito di corna, se trattasi di capre. E’ successo lo scorso 9 ottobre in provincia di Torino, a Lanzo Torinese.

Capre da combattimento. Ma in base a quale legge? Se lo è chiesto la sezione torinese dell’Associazione Animalisti Italiani che ha presentato, per questo, un esposto alla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese. In Italia i combattimenti tra animali, contrariamente alla più diffusa opinione, possono essere legali. Con tanto di arene, tipo corrida e calendari ufficiali, come nel caso degli scontri tra mucche valdostane. Ed inoltre, i patrocini, come nel caso del Comune di Lanzo Torinese.

In Italia i combattimenti, se non autorizzati, sono vietati con una bassa pena reclusiva (di fatto inapplicabile, perchè sotto la soglia di punibilità) e con una forte multa valida però solo per chi (non autorizzato) organizza, promuove o dirige gli scontri. Fatto che potrebbe essere contestabile, nel caso di Lanzo Torinese, se si individuasse una persona che ha ricoperto uno di tali ruoli. Nulla da fare, però, se tali “esibizioni” sono inserite in un elenco regionale di manifestazioni storiche. Animalisti Italiani, però, esclude decisamente questa evenutalità, avendo richiesto tale informazione proprio alla Regione Piemonte.

La notizia del combattimento di capre mi rendeva alquanto perplesso – ha dichiarato a GeaPress, Michele Di Leva, responsabile torinese di Animalisti Italiani – in quanto un combattimento (definizione propria dell’evento in questione) o competizione di animali, per non essere configurato nell’articolo 544 quinquies della Legge 189/04 sul maltrattamenti di animali, doveva necessariamente rientrare all’interno di una manifestazione storica o culturale autorizzata dalla Regione competente“.

Un combattimento, dicono da Animalisti Italiani, non può che avvenire dietro azione coercitiva dell’uomo. Nessun rispetto, dunque, per gli animali quali esseri senzienti in grado di provare dolore, paura e sofferenza.

Esprimo a nome dell’Associazione Animalisti Italiani Onlus – ha aggiunto Michele Di Leva – rincrescimento e disappunto nel constatare scarsa sensibilità da parte degli enti locali nello sponsorizzare eventi pubblici diseducativi anche per eventuali bambini presenti, oltrechè irriguardosa nei confronti degli animali, costringendoli ad atteggiamenti contrari al loro status etologico“.

Si auspica, aggiungono da Animalisti Italiani, una maggiore attenzione da parte delle pubbliche amministrazioni locali nell’autorizzare spettacoli discrepanti da quelli che dovrebbero essere propri di una società civile.

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