card accecato
GEAPRESS – Nella giornata di ieri le Guardie ENPA di Salerno hanno comunicato l’ennesimo intervento antibracconaggio, concluso con il sequestro di gabbie trappola e volatili verosimilmente destinati come richiami vivi per i bracconieri (vedi articolo GEAPRESS).  Tra questi anche un ibrido di cardellino e canarino privato ormai della luce.

Il meccanismo  illegale che impone questa pratica è quello basato su una crudele diceria che vuole il povero animale cantare in miglior maniera una volta accecato. Un uso che si credeva sepolto nella notte dei tempi ma evidentemente, alla luce dei sequestri che si verificano con una certa continuità, continua ad insistere in alcune sacche del diffuso bracconaggio italiano.

Le cause di tale persistenza sono probabilmente da ricercare nella inefficacia della pena. Come è noto i reati venatori sono tutti di natura contravvenzionale. Poco più che sanzioni amministrative con una sbiadita pennelata di penale. Diversa situazione, invece, per il maltrattamento o uccisione di animali. In questo caso si tratta di reati delitti sebbene la pena detentiva prevista è ben al di sotto della soglia di punibilità. Manca, cioè, l’esecutività della pena e mai nessuno, salvo particolarissimi pregiudizi o congiunta applicazione di altri reati (furto, reati in materia di detenzione di armi, associazione a delinquere), farà mai un secondo di galera.

Un  intervento come quello delle Guardie ENPA di Salerno non poteva neanche concludersi con l’arresto il flagranza di reato. In altri termini il presunto responsabile di quel gesto, poteva anche essere individuato nel momento dell’accecamento. La nostra legge, per questi reati, prevede solo la denuncia a piede libero.

Eppure l’accecamento è una pratica vietata dal 1913, quando cioè venne  riformulato il maltrattamento di animali, già previsto dal Codice penale Zanardelli (il primo Codice Penale successivo all’Unità d’Italia), nella legge n. 611 del 12 giugno 1913. Il divieto di accecamento passò nella sua interezza, senza deroghe o inutili precisazioni che pur tentarono di imporre nei lavori di Commissione. In particolare, si era tentato di mantenere l’uso degli accecati già posseduti.

Il trabocchetto di Commissione non fece breccia.

I cardellini, però, continuano ad essere accecati. In genere si provvede con un chiodo o spillo rovente. Si pungola il globo oculare e se il cardellino sopravviverà alla probabile infezione, rimarrà tutta la vita costretto in una piccola gabbia. In alcuni casi, poi, si sono rinvenuti cardellini con gli occhi cuciti.

Avvenuto il sequestro, è  poi difficile potere fornire uno spazio maggiore. Tutto il mondo del povero animale, sarà costretto nei piccoli spazi di quella gabbia. Superfici maggiori, non sono infatti più riconosciute ed il povero animale andrebbe incontro a serie difficoltà nel raggiungere mangiatoia e beverino.

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