GEAPRESS – Ieri pomeriggio quando è arrivata la notizia sembrava quasi che per la prima volta fosse scattato il carcere per chi maltratta gli animali. Ed invece la Cassazione aveva confermato a due mesi di arresto i quattro proprietari di alcuni cani che avevano disturbato “…. il riposo della persone” (art. 659 C.P.). La vicenda è occorsa a Nicosia, in provincia di Enna. E’ poi arrivata alla Corte d’Appello di Caltanissetta e da qui in Cassazione.

Bisognerà attendere di leggere la sentenza ma ad ogni modo per questo reato è praticamente impossibile andare in carcere.

Si tratta di un reato contravvenzionale (come quelli che in Italia dovrebbero far paura ai cacciatori che uccidono specie protette), e l’ordine di esecuzione, trattandosi di una piccola condanna, viene sospeso per consentire al condannato di chiedere al Tribunale di Sorveglianza una misura alternativa. Questa può essere l’affidamento ai servizi sociali, la detenzione domiciliare o la semi libertà. Per quanto finora è dato sapere gli imputati si sarebbero difesi sostenendo che solo uno dei cani, da individuare, causava l’abbaiare degli altri nove. Detta così sembra quasi una presa in giro, ed anche per questo è opportuno leggere la sentenza. L’ENPA, nell’ipotesi che i cani avessero abbaiato nel tempo, ha affermato che bisognava intervenire per risolvere il disagio comportamentale. I denunciati, cioè, si sarebbero dovuti chiedere se non vi fosse stata una situazione di malessere per i quattro zampe e per questo segnalare alle autorità competenti. Si, va be’. Forse le persone volevano solo dormire e, per quanto appreso da GeaPress, parrebbe che tra di loro vi fossero pure proprietari di animali. Attendiamo la Sentenza.

E’ pur vero, però, che il pronunciamento della Corte non è comunque solo la fredda applicazione della legge ma è anche un segnale della sensibilità dei tempi. Questa sentenza rischia pertanto di divenire un pericoloso precedente.

Per capire di cosa stiamo parlando basti considerare che in una recente altra sentenza che trattava proprio di disturbi generati da cani (vedi articolo GeaPress) la Giurisprudenza richiamata a supporto della condanna era relativa al disturbo arrecato da una fonderia ed a quello dovuto alle biglie dei ragazzini che, con continuità, gettavano in terra (… che era poi tetto del vicino del piano di sotto). In altri termini mancava un caso specifico. Ora ve ne è uno, molto diretto. Anzi vi è il secondo pronunciamento molto diretto, perchè già quello appena richiamato era relativo ai cani e sempre al 659 del Codice Penale. Fatto questo che dovrebbe far riflettere prima di inasprire beghe di vicinato.

La cosa però veramente grave, a proposito di sensibilità media, è che nel caso in cui la colpa viene fatta ricadere sul cane (ovvero sul suo padrone) si può anche finire con l’arresto. Se invece a causare il danno è l’uomo contro il cane, praticamente mai. Se poi non trattasi di animale d’affezione, ma di animale appartenente alla fauna selvatica, siamo al limite del libero arbitrio. Nel caso in cui un cacciatore uccide una specie protetta non gli verrà impedito di continuare a farlo. Anzi deve rifarlo una seconda volta (… ed ovviamente essere beccato) per potere sperare nella sospensione (temporanea) della licenza. Continuando di questo passo, altro che disagi comportamentali da risolvere.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).