GEAPRESS – Nei giorni scorsi la sezione della piana di Gioia Tauro (RC) di Animalisti Italiani aveva reso noto il pietoso caso di una cane, verosimilmente morto perchè investito da un’automobile in transito, rimasto ai bordi della strada. Il suo corpo, venne addirittura inglobato nella striscia di vernice bianca tracciata sull’asfalto dalla macchina adibita alla segnalateca stradale (vedi articolo e foto GeaPress).

Estate, tempo di abbandoni e nuovi cani lasciati a marcire, una volta investiti, ai bordi della strada. Ritorna la denuncia di Animalisti Italiani che hanno segnalato, con la loro responsabile di Gioia Tauro, Maria Antonia Catania, la permanenza dei poveri resti. Vi è, ad esempio, il cane bianco lungo la strada di collegamento Tirreno-Ionico, percorsa in direzione di Rosarno (vedi foto). E lì, e nonostante le numerose segnalazioni di Animalisti Italiani, lì rimane.

Ma di chi è la competenza, e l’onere, della rimozione dei resti?
Del proprietario dell’animale ovvero, nel caso del cane randagio, del Comune. Questo dovrebbe controllare il suo territorio oppure dare subito seguito ad evenutale segnalazione dell’ente gestore della strada (nel caso in questione, si tratta dell’ANAS).

Venuto a conoscenza della presenza dell’animale ed appurata l’assenza del microchip, il Comune, specie se l’animale non è in avanzato stato di decomposizione, deve contattare i Servizi veterinari dell’AUSL i quali devono a loro volta accertare la causa di morte. Questo perchè, in linea teorica, il decesso potrebbe essere avvenuto a casua di malattie pericolose per altri animali, ivi compreso l’uomo.

A spese del Comune deve poi avvenire lo smaltimento della carcassa. In genere si ricorre ad una ditta specializzata. I costi sono in genere abbastanza sostenuti, ed in particolari situazioni potrebbero imporsi altri usi.

Pochi mesi addietro, ad esempio, GeaPress aveva raccolto le lamentele di alcuni turisti che invano, nell’isola di Ustica (PA), avevano segnalato alle autorità comunali, la presenza di un cane rimasto a decomporsi per settimane, in una pozza d’acqua in piena area archeologica. Coincidenza volle che poche ore dopo l’articolo di GeaPress, qualcuno, munito di mascherina, si recò, all’imbrunire, nei luoghi. Prese la carcassa e la buttò, appena pochi metri oltre un piccolo dirupo, sempre ovviamente in area archeologica (vedi articolo e foto GeaPress). 

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