GEAPRESS – In Italia, uccidere a bastonate un cane costa 12.000 euro, mentre per fracassare a badilate un gatto 10.500 euro. E stiamo parlando di casi particolarmente gravi. Di una violenza indiscutibile che (…forse) sarebbe ammessa pure dal più garantista dei filo-maltrattatori. Figuriamoci i casi “minori”. Eppure sono questi i risultati della legge 189/04 sul maltrattamento di animali.

Il caso del cane finito a bastonate, risale e due anni addietro ed è avvenuto a Treviso. Se ne rese responsabile un uomo di cinquanta anni. Il gatto a badilate, invece, accadde lo scorso febbraio a Verona. Furono denunciati due fratelli che si giustificarono dicendo che il micetto, essendo entrato nella loro proprietà, gli apparteneva. Alla morte del micio assistette in lacrime una testimone che, riconosciuta la gattina, avvisò la proprietaria. Si sentirono male entrambe.

Eppure qualcuno continua a definire queste condanne “esemplari”, e tale esemplarità poco o nulla cambierebbe anche nel caso fosse stata considerata la lieve modifica dei reati di maltrattamento e uccisione di animale apportati dalla cosiddetta legge cuccioli, approvata sul finire dello scorso anno.

Il motivo per il quale in Italia, anche chi tortura nella maniera più efferata, non rischia né l’arresto in flagranza e neanche dopo la condanna (con ottime probabilità che così sia anche nel caso di pregiudicati) è semplice. Si tratta di reati che prevedono pene reclusive troppo basse per fare scattare entrambe le possibilità. Anche in fase di condanna, ed anche per quelle che derivano da dibattimento (senza, cioè, pena scontata da Decreto Penale di Condanna) il carcere non si apre mai. Le condanne reclusive vengono commutate in sanzioni pecuniare. E’ la nostra legge sul maltrattamento, non il Giudice, ad essere … molto particolare. Presentata come la legge che avrebbe portato in carcere chi maltratta gli animali ci sta invece regalando il tariffario del torturatore.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).