cucciolo terra
GEAPRESS – Sette cuccioli sono stati seppelliti ancora vivi nei pressi della città di Tanajo, nelle isole Canarie. A rivelare la  notizia è l’associazione animalista SARA che informa altresì dell’intervento della polizia municipale ed ha diffuso le foto del ritrovamento.

I piccoli animali erano neonati trovati con la bocca invasa dalla terra. Tutti, fin dal primo momento, sono apparsi in evidenti condizioni critiche. Questo sia per il prolungato persistere sotto la coltre terrosa, ma anche per la giovanissima età dei piccoli cani. Secondo gli animalisti, i cuccioli sarebbero stati prima interrati e poi gettati con tutto il contenitore di terra, nella spazzatura.

Ignoti, fino ad ora, gli autori del tremendo gesto. Forse un tentativo maldestro di sbarazzarsi di una cucciolata di cane ed infine la decisione di gettarli, così come erano, nell’immondizia. Purtroppo, con il passare delle ore, i piccoli animali sono andati via via morendo. A nulla sono valse le costanti attenzioni dei volontari e ad oggi solo due dei sette cagnolini sono rimasti in vita.

La vicenda pone  un incredibile parallelismo con quanto avvenuto a Palermo lo scorso otto agosto (vedi articolo e FOTOGALLERY GeaPress). Sette cuccioli di cane, di cui cinque seppelliti vivi sotto un cumulo di terra ed arbusti. L’allarme lanciato dai volontari e l’immediato intervento dei Vigili del Fuoco del capoluogo siciliano, aveva consentito di estrarre ancora in vita tre animali. Uno di questi, però, morì tra le mani dei soccorritori. Per due cucciolotti, invece, non c’era più niente da fare. Anche in questo caso nulla si è saputo dell’autore del gesto, mentre i volontari stanno ancora tentando di recuperare la madre che assieme ai due cuccioli non coinvolti nel seppellimento, permane nella zona. La speranza è di riuscire a sterilizzarla.

In Italia sono noti altri  due casi di seppellimento di cani ancora in vita. Per entrambi, occorsi a Desenzano (BS) e Firenze, sono stati poi rintracciati gli autori che corrispondevano ai rispettivi proprietari. Sia nel caso bresciano che a Firenze, i proprietari hanno però dichiarato di non essersi accorti che l’animale era ancora in vita. In altri termini, per loro, quel cane era già morto.

Qualora venisse accolta questa tesi, si renderebbe nulla ogni possibilità di condanna. I reati di maltrattamento ed uccisione di animali, si applicano solo nei confronti delle condotte dolose. Occorre cioè la volontà di uccidere o maltrattare. Nel caso di negligenza o comunque di altre condotte di natura non più dolosa ma colposa, il reato non si applica. Questo “regalino” portato in serbo dalla legge 189/04 che dovrebbe proteggere gli animali dai maltrattamenti, arrivò durante i passaggi tra le due Camere del Parlamento del testo poi approvato nel 2004. La prima stesura, infatti, prevedeva la punibilità anche delle condotte colpose. Nessuno, però, protestò per la modifica, di certo non marginale.

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