GEAPRESS – Il Tribunale civile di Sant’Angelo dei Lombardi (AV)  ha “detto” che la compagnia di un animale non è un diritto inviolabile della persona.
La perdita di un animale  non implica alcun danno morale, almeno non riconosciuto dalla legge italiana.

La Sentenza del Giudice Unico, dr. Luigi Levita, del Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi è del 12 gennaio scorso (leggi tutta la sentenza).

IL FATTO. La richiesta di risarcimento era stata presentata da una signora che si era vista ferire gravemente, al parco, il proprio cane, un volpino, da due maremmani. Il Volpino è morto dopo sette mesi, forse anche per i danni permanenti riportati durante l’aggressione.

LA SENTENZA. Il Giudice ha ritenuto che  non ci sia stato il reato,  quindi in mancanza di reato il danno patrimoniale non può essere riconosciuto, a meno che non vìoli un diritto costituzionalmente protetto.
Nella sentenza si legge che “..ritiene questo Giudice che, nella specie, non sussista un’ingiustizia costituzionalmente qualificata, tanto che la perdita da animale d’affezione è stata proprio indicata in maniera esemplificativa, dalle Sezioni Unite, quale risibile prospettazione di pregiudizi suscettivi di alterare il modo di esistere delle persone, unitamente ad altre ipotesi pure ivi elencate (la rottura del tacco di una scarpa da sposa, l’errato taglio di capelli, l’attesa stressante in aeroporto, il disservizio di un ufficio pubblico, l’invio
di contravvenzioni illegittime, il maltrattamento di animali, il mancato godimento della partita di calcio per televisione determinato dal black-out elettrico).”
Né può condividersi il pur recente arresto di altra giurisprudenza di merito (Trib. Rovereto, 18 ottobre 2009), il quale predica una rimeditazione dei dicta delle Sezioni Unite elevando al rango di “diritto inviolabile” ex art. 2 Cost. la tutela dell’animale d’affezione, sulla scorta dei recenti interventi novellistici (su tutti, la legge n. 189/2004) tendenti ad assicurare speciale protezione agli animali mediante lo strumentario repressivo penalistico; trattasi tuttavia – a sommesso avviso di questo Giudice – di argomentazione non persuasiva, laddove si pone sul medesimo piano il bene giuridico tutelato dal diritto penale (il“sentimento per gli animali”, caratterizzato da una valenza oggettiva e superindividuale) e la percezione della sofferenza correlata alla lesione della propria sfera personale civilisticamente rilevante (di natura
eminentemente soggettiva ed individuale). Sulla scorta delle considerazioni che precedono, la domanda va quindi rigettata.”  (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).