GEAPRESS – Per la Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati, le sanzioni a carico dei responsabili di animali d’affezione, sono troppo alte e vanno ridimensionate. Questo quanto emerso nel corso dell’esame della cosiddetta nuova legge sul randagismo in corso presso la X Commissione. C’è chi, tra i Deputati componenti ha addirittura sottolineato come la riduzione del sistema sanzionatorio deve riguardare in particolare modo i casali, le fattorie di campagna o situazioni similari, ovvero tutti quei casi (dice sempre la Commissione) che non consentono un controllo immediato degli stessi animali.

In pratica dove è più probabile che manchi il benessere, proprio per l’impossibilità di un efficiente controllo, c’è chi pensa di abbassare le sanzioni, ma non solo in quelle situazioni (fatto di per sé già grave) bensì ovunque. Pensiamo, ad esempio, ai cani nelle palafitte dei pescatori della laguna veneziana oppure, volendo ricordare fatti delle ultime ore, quelli dei cerchi nel grano di Roma (vedi articolo GeaPress). La Commissione, però, si propone tutto ciò per evitare che le sanzioni possano divenire uno strumento di dissuasione dalle responsabilità relative alla cura e al possesso.

Tale pensiero è stato avanzato lo scorso 17 maggio l’On.le Alberto Torazzi (LNP) e subito condiviso dall’On.le Elisa Marchioni (PD). Una veduta di idee ancor più condivisa, forse, dal momento in cui nella successiva seduta del 29 maggio la proposta di parere che dove ancora essere votata, prevedeva proprio tale disimpegno. La Commissione, però, si è posta il problema di definire strumenti ulteriori a tutela degli animali oggetto di scambi e/o cessioni ad uso gratuito, effettuate tramite internet. Mai vietare, comunque, sarebbe contrario alle imperanti leggi del commercio così come già trapelato nel corso dei precedenti passaggi parlamentari della stessa legge.

In effetti il pensiero dell’On.le Torazzi era un pizzico più articolato. La sua era una iniziale perplessità sull’intero impianto sanzionatorio (ricordiamo che questo comprende anche le sanzione da infliggere in tema di avvelenamenti) e tra queste quelle superiori ai 5000 euro. Tale categoria comprende poi, dice sempre  Torazzi, anche le attività svolte da chi detiene animali da affezione in situazioni particolari, ad esempio in fattorie o masserie. Un problema nel problema, dunque.

La relazione della Commissione ha poi ristretto il campo d’azione ai responsabili d’animali d’affezione. Si tratta in verità di piccole sanzioni che riguardano condizioni essenziali di benessere, come ad esempio garantire un riparo dalle intemperie. Due di queste sanzioni hanno però valori intorno ai 5000 euro, ovvero le sanzioni dello scandalo.

La prima punisce chi non controlla l’attività riproduttiva dell’animale ovvero, in alternativa alla sterilizzazione, l’obbligo di garantire il benessere sia dei riproduttori che delle cucciolate e farsi carico della loro adozione consapevole. La seconda, invece, riguarda la vendita o la cessione a qualsiasi titolo di cani e gatti di età inferiore ai 60 giorni, nonché di cani e gatti non identificati e registrati.

Il tutto, secondo la X Commissione, deve essere punito con sanzioni più basse. Questo perché bisogna capire chi non può badare con continuità ad un cane quasi perduto in un casolare dell’entroterra di Caltanissetta come in una palafitta della laguna veneta.

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