GEAPRESS – Alcuni recenti ritrovamenti di animali morti stanno facendo preoccupare la polizia di El Monte, poco più a sud di Los Angeles. Si tratta di gatti uccisi che, in alcuni casi, presentavano orrende mutilazioni. La cadenza temporale e lo stesso luogo dei ritrovamenti non lasciano spazio a dubbi. Si tratta della stessa mano, ovvero di un serial killer dei gatti. Quello che preoccupa è anche il crescendo di violenza. I primi gatti, infatti, non presentavano evidenti segni di mutilazioni o altre ferite, mentre negli ultimi ritrovamenti è possibile notare come via via la mano dell’assassino si vada sempre più specializzando. I rappresentanti animalisti hanno già sottolineato come vi sia una notevole correlazione tra le torture inflitte negli animali ed il passaggio ad altri reati, questa volta perpetrati sull’uomo. La stessa FBI utilizzerebbe le segnalazioni di abusi ai danni degli animali come dato significativo utile a focalizzare le ricerche nel caso di altri crimini.

La crescita della violenza, purtroppo, segue spesso l’età di chi commette il reato, il quale, come da note notizie di cronaca, coinvolge spesso i minori. Ha fatto molto scalpore, ad esempio, apprendere che in provincia di Brescia un minore, figlio di un cacciatore anch’esso denunciato, è stato sorpreso dal Corpo Forestale dello Stato, mentre con le dita schiacciava le teste agli uccellini illegalmente catturati (vedi articolo GeaPress, in caccia 1 aprile 2011).

Sempre a Brescia, era inoltre stata ripresa la notizia di un ritrovamento di una gatta sventrata (vedi articolo GeaPress). Al ritrovamento, sicuramente avvenuto e denunciato dalla sezione cittadina dell’ENPA, fecero seguito altre voci che però non ebbero alcun riscontro, almeno in termini di denunce. Di fatto la notizia è ferma al ritrovamento di un solo gatto.  Anzi, in questo caso la notizia ha seguito un percorso inverso rispetto alla più ampia nefasta casistica. La colonia felina nei pressi della quale venne rinvenuta la gatta torturata, sembrava bazzicare anche gli stabilimenti dell’IVECO e qualcuno iniziò ad ipotizzare … intolleranze varie. L’ENPA di Brescia, però, chiese un incontro con i dirigenti dell’IVECO i quali non solo erano ignari del ritrovamento ma hanno dato piena disponibilità alla sterilizzazione delle gatte randage. Interventi che ora sta portando avanti l’ATAR, Associazione Tutela Animali Randagi. I volontari, coordinandosi con l’ASL territorialmente competente, vengono agevolati nelle operazioni di prelievo ed una volta superata la degenza post operatoria, gli animali vengono reimmessi nel territorio. Parrebbe anzi che anche negli stabilimenti di Torino si stia pensando di intervenire alla stessa maniera. Intanto, a Brescia, rispetto ai foschi scenari iniziali, le cose sono andate diversamente, grazie alle sensibilità dei volontari cittadini oltre che, ovviamente, dei dirigenti dell’IVECO.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).