GEAPRESS – Terzo caso in pochi giorni di combattimenti tra galli in California (vedi articolo GeaPress). Jose Luis Ochoa, di Lamont, è rimasto ucciso nel corso di un combattimento tra galli. Il tagliente sperone metallico, sistemato dal suo padrone nella zampa del gallo, ha reciso una arteria all’altezza del polpaccio. Ochoa non è morto subito. Una telefonata anonima aveva provocato l’irruzione della Polizia. Cinque uomini erano riusciti a dileguarsi tra cui lo stesso Ochoa che perdeva vistosamente sangue. Giunto in ospedale è morto due ore dopo per gli effetti della violenta emorragia.

Viene da chiedersi perché proprio la California sia così spesso al centro di notizie di combattimenti tra galli. Il motivo è semplice e riguarda direttamente il regime sanzionatorio che si applica in quel paese. In America sono infatti individuabili due tipi di crimini. Vi sono i cosiddetti “misdemeanor”, ovvero i crimini minori ed i “felonies”, caratterizzati da interventi decisamente più pesanti, tra i quali l’arresto in flagranza di reato. I primi sono paragonabili ai reati contravvenzionali di molti paesi europei. Tra questi l’Italia. In genere la loro punibilità si risolve con il pagamento di una ammenda e praticamente mai si arriva all’arresto, ovviamente, nel caso, solo a condanna definitiva. I “felonies” sono invece crimini ben più gravi equiparabili ai delitti, come nel caso dello specifico reato di “divieto di combattimenti tra animali” previsto in Italia dall’art. 544 quinquies della legge 189/04. In California, a differenza di altri stati vicini, quando viene scoperto un combattimento tra galli, ci si trova innanzi ad un misdemeanor.

Questo è il motivo per cui la California è diventata ormai sede endemica di un fenomeno che ha una certa rilevanza nelle comunità ispaniche. E’ pertanto la consapevolezza della sostanziale non punibilità del crimine, almeno in certi ambienti malavitosi, che induce ad investire nei combattimenti tra galli.

Giova appena ricordare che in Italia tutti i reati venatori, ivi compresi quelli relativi all’abbattimento di specie protette e particolarmente protette, sono reati contravvenzionali. E’ anche il caso dell’art. 727 del Codice Penale che punisce chi abbandona o detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura. Stessa mancata percezione di una effettiva pena da scontare accompagna in Italia anche l’applicazione dei reati – delitti previsti della stessa legge 189/04. Non è previsto l’arresto in flagranza di reato (neanche nel caso di orrende torture) mentre l’eventuale condanna emessa alla fine del processo (se viene cioè esclusa l’ancor minore pena prevista del rito abbreviato) si conclude in genere con una multa. Ovviamente a condanna definitiva e ad esclusione solo del 544/bis (uccisione di animali) che non prevede multe. Fino ad ora le condanne reclusive, come nel caso di maltrattamento o uccisione, hanno solo accompagnato in misura sostanzialmente insignificante altri reati relativi a fatti penalmente più rilevanti. E’ il caso, ad esempio, dell’uso di fucili con matricola abrasa o comunque detenuti illegalmente. Ad ogni modo il reato-delitto può essere applicato solo nel caso di dolo, ovvero volontà di uccidere (544/bis) o maltrattare (544/ter). Scontato, invece, per i combattimenti (544 quinquies).

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