GEAPRESS – Oggi scadeva il termine previsto per la presentazione degli emendamenti in Commissione Affari Sociali della Camera, relativi alla proposta di legge che dovrà sostituire la vecchia ed inapplicata legge 281 sul randagismo. Sarà, come già abbiamo detto, la legge che protegge cani e gatti. Punto e basta (vedi articolo GeaPress). Salvo pochi punti positivi (vedi testo in articolo GeaPress), sarà sancito il pericoloso principio che il cane vagante sarà libero, solo se accudito. Viceversa il Sindaco avrà l’obbligo di rinchiuderlo in un canile, ad esempio privato e convenzionato. Solo che, secondo il nuovo testo, il privato convenzionato ….si chimaerà rifugio (sic). Rifugio…in tali termini …sarà anche quello del gatto. In pratica, oltre al business dei canili, rischiamo di inventarci anche quello dei gattili. Vedremo cosa succederà, ma nel frattempo il Governo ha sfornato altri tre provvedimenti sul benessere (sic!) degli animali. Lo ha fatto addirittura lo scorso 7 luglio, ma poco o nulla se ne è saputo. Non trattasi di cani e gatti (ovvero il mondo ormai globalizzante dell’animalismo italiano), ma di tutti gli altri animali, o quasi. Tra pochi giorni, il tempo della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, entreranno in vigore i nuovi decreti relativi agli allevamenti di suini (scarica qui decreto suini), vitelli (scarica qui decreto vitelli) e fauna selvatica (scarica qui decreto fauna selvatica). Provvedimenti importanti e che non possono convincere chi, ad esempio, rigetta l’idea del taglio della coda dei suinetti, come la sterilizzazione per lacerazione dei tessuti ed altre “bellezze” di allevatori, come i micragnosi spazi per suini e vitelli. Ma questo, dicono alcuni, è il blindato mondo degli allevamenti. Quello del quale meno se ne sa è meglio è. La fauna selvatica,  forse, è più visibile, almeno teoricamente e comunque di gran lunga in subordine rispetto agli animali d’affezione, ovvero, cani e gatti. E’ in subordine anche rispetto alla legge sul maltrattamento (di fatto corsia preferenziale per gli animali d’affezione) che pur prevede i più potenti reati-delitti (sebbene con pene basse e senza particolari stimoli investigativi). Per tutta la fauna selvatica, di mammiferi ed uccelli, valgono, infatti, i deboli reati contravvenzionali. Ammende, cioè, potenti quanto l’acqua fresca. Tutti i reati venatori, ad esempio, sono reati contravvenzionali. Se in Sudafrica, ad esempio, chi uccide un rinoceronte, così come in Gabon un elefante, passa lunghi anni di galera, in Italia è teoricamente possibile uccidere tutti gli ultimi orsi marsicani, pagando una ammenda. Ma quali sono le conseguenze del nuovo decreto relativo alla protezione della fauna selvatica? Lo abbiamo chiesto ad Ennio Bonfanti, Coordinatore delle Guardie del WWF Sicilia e collaboratore della Rubrica di GeaPress “AMICA LEX” . Secondo Ennio Bonfanti, di fronte alla catastrofica perdita di biodiversità che ogni anno si registra nel nostro Paese, le nuove norme penali introdotte dal Governo rappresentano un’occasione persa per garantire una seria e cogente tutela delle specie e degli habitat selvatici. “Le sanzioni previste per la cattura di animali o la distruzione di habitat – ha dichiarato Ennio Bonfanti – sono, infatti, inspiegabilmente blande e tali da non fungere in alcun modo da deterrente, anche in considerazione del giro d’affari che spesso gravita attorno al commercio illecito di specie selvatiche“. Poco chiara, inoltre, la formulazione adottata che, anzi, si presta eccessivamente ed ingiustificatamente a mille interpretazioni. “Come valutare – aggiunge il Coordinatore siciliano della Guardie del WWF – ad esempio la quantità trascurabile di esemplari? Nella remota ipotesi – ha aggiunto Bonfanti – che qualcuno venga sorpreso a commettere simili reati (in Italia i reati ambientali sono in massima parte attribuiti ad ignoti….) ma l’entità del “danno” sia davvero minima, le vigenti norme dei codici penale e di procedura attribuiscono già al Giudice la possibilità di infliggere una pena equa e non spropositata, per cui nemmeno da un punto di vista tecnico la norma in questione appare condivisibile“. In ultimo …., vale la pena fare notare che ad essere stato integrato, con un nulla di fatto, è addirittura il famosissimo reato di cui all’art. 727 del Codice Penale, quello, cioè, di quando un tempo si pensava alla protezione degli animali.  © Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati