GEAPRESS – Condannato a due mesi e 15 giorni, ma in stato di libertà. La sua pena gli verrà commutata in una sanzione pecunaria. Questo l’esito del processo contro L.C., 24 anni, di Trieste che lo scorso settembre (vedi articolo GeaPress) gettò nelle acque del porto il proprio cane legato a dei pesi ginnici.

L.C. visto le prove raccolte dalla Polizia di Stato, alla quale la Procura della Repubblica di Trieste aveva delegato le indagini, ha preferito patteggiare. La galera, comunque, non poteva scattare neanche nel caso avesse preferito non riconoscere le proprie colpe ed affrontare tutti i gradi di giudizio (prescrizione permettendo). La legge contro il maltrattamento di animali (ivi compreso, pertanto, il reato di uccisione di animali con il quale era stato rinviato a giudizio) prevede pene detentive troppo basse. Non solo sono insufficienti per l’arresto in flagranza di reato, ma non valgono neanche nel caso di condanna. Questo, in genere, anche nel caso di pregiudicati. Dipende dal tipo di reato e da quanto tempo è stato commesso. Una eventuale condanna reclusiva, viene commutata in sanzione pecunaria o forme  alternativa.

Secondo indiscrezioni pervenute a GeaPress, L.C. era stato comunque sottoposto ad un particolare controllo da parte delle Forze dell’Ordine. Il suo nome, a Trieste, era stato facilmente individuato (L.C., peraltro, era stato visto da alcuni testimoni gettare in acqua il cane) ed il fatto aveva suscitato molto scalpore. L’imputato, che aveva adottato il Pit bull in Austria, aveva inizialmente negato ogni addebito, questo nonostante la Polizia di Stato, Commissariato Muggia, avesse rinvenuto nella sua casa gli attrezzi ginnici identici a quelli con il quale era stato legato il povero cane. L’esame autoptico, però, ha escluso che lo stesso fosse stato gettato in acqua ancora vivo. Era infatti stato ucciso dal giovane (si è giustificato dicendo di non avere più soldi) e poi gettato in acqua.

L’imputato ricorre pure a cure psichiatriche, ma non per questo non è andato in galera. Al processo si erano costituite parte civile sia la LAV che l’ENPA. Ovviamente nessuno vuole essere forcaiolo, ma quello che non si capisce è il perchè la legge contro il maltrattamento di animali sia stata presentata come quella che mandava in galera chi maltrattava gli animali. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).