GEAPRESS – Intervento del Governo in favore di un inasprimento delle pene relative ai combattimenti tra cani. Nel corso della seduta dello scorso 11 aprile della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, il sottosegretario Filippo Milone ha espresso, a nome del Governo, l’auspicio di un inasprimento delle pene.

Il riferimento del Governo è relativo ad un emendamento già approvato nel corso della precedente legislatura, ed inserito nel testo di proposta di nuova legge sul randagismo. Tale emendamento integra l’art. 544-quinquies (divieto di combattimenti tra animali) della Legge 189/04, estendendo la previsione di pena a chiunque a qualsiasi titolo partecipa a combattimenti o competizioni che comportino sevizie o maltrattamenti agli animali. Bene pertanto, dal momento in cui in tal maniera sono considerati anche i semplici spettatori. Vale la pena di ricordare, però, come ai combattimenti partecipano pochissime persone e l’esigibilità delle scommesse viene onorata portando all’esterno il filmato che documenta la competizione. E chi non partecipa ma ne determina le condizioni?

Così come formulato, l’emendamento ora approvato vorrebbe forse risolvere una pericolosa mancanza (tra le tante) della legge 189/04 sul maltrattamento degli animali. Contrariamente agli spot girati in casa animalista che hanno sbandierato ai quattro venti come la suddetta legge preveda la prigione per chi maltrattava o addirittura uccide gli animali, in nessun passo del provvedimento in questione sono però previste pene minime superiori ai quattro anni. Fatto questo essenziale per fare scattare la possibilità della reclusione ai condannati. Anzi non è neanche possibile l’arresto in flagranza di reato per chi, come successo recentemente in Italia, viene sorpreso mentre sta bruciando ancora vivo il proprio cane dopo avergli spaccato la testa con un colpo di pala (vedi articolo GeaPress).

Unica eccezione è il secondo comma dell’articolo relativo ai combattimenti, ovvero quello ora divenuto oggetto di intervento del Governo. Vale l’arresto (peraltro facoltativo) ma solo se in flagranza di reato. Vale, però, solo nelle ipotesi di aggravante (concorso con minori o persone armate, promozione con videopromozioni) che colpiscono (esclusivamente!) chi promuove, dirige o organizza combattimenti. Ipotesi di aggravante già di per sé difficili da ricollegare alle poche categorie, a loro volta difficili da individuare. Di fatto occorrono lunghe indagini che dovrebbero avvalersi di tecniche investigative particolari.

Niente, invece, per chiunque a qualsiasi titolo coinvolto, ovvero anche addestratori o allevatori. Anzi, proprio per queste ultime categorie (quelle più comunemente intercettate nelle indagini sui combattimenti) vale il semplice “maltrattamento”. Come nel caso, cioè, di chi spacca a colpi di pala la testa al proprio cane e poi gli da fuoco …

L’emendamento ora inserito nella nuova proposta di legge sul randagismo, vorrebbe estendere la più grave pena prevista dalla legge (ipotesi di aggravante per chi promuove, organizza o dirige combattimenti) a chiunque a qualsiasi titolo “partecipa” a combattimenti o competizioni tra animali. In pratica sarà possibile estendere la più grave pena a chi “partecipa” come “palo”, ma niente ancora per chi addestra o alleva.

Forse, come già espresso dalla giurisprudenza di merito, potrebbe richiamarsi il comma secondo dell’art. 40 del Codice Penale, ovvero aver cagionato un evento criminoso venendo meno all’obbligo di impedirlo. Potrebbe essere valido nel caso dei proprietari dei cani combattenti che non sono presenti all’evento. Ma questi, poi, potrebbero dire di non sapere che il loro cane era utilizzato nel ring ed in tal maniera si torna al punto di partenza …

Insomma, ancora una volta tutto molto ingarbugliato ma confacente a potere continuare ad emettere facili spot ad esempio su improbabili successi animalisti.

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