GEAPRESS – La società canadese che gestiva il servizio di cani da slitta nei luoghi dove si sono svolte le olimpiadi invernali di Vancouver, ha deciso di donare tutti i beni relativi alla sua attività (tra cui 153 cani) ad una fondazione. Niente fini di lucro, dunque, ma attività per il benessere dei cani. Cani da slitta, ovviamente. Chissà cosa ha determinato la scelta. La crisi economica conseguita alla conclusione delle Olimpiadi, oppure il massacro di cento cani scoperto lo scorso febbraio (vedi articolo GeaPress).

Uccisi a colpi di fucili oppure inseguiti, per chi riusciva a scappare, e finiti con la gola sgozzata. I fatti avvennero nell’aprile 2010 e i cento cani vennero poi malamente seppelliti dal loro uccisore. Si trattava di un giovanotto che ebbe poi a patire non pochi problemi non tanto sul piano legale (nella British Columbia, dove avvenne il fatto, non vi è una seria previsione di legge per questi reati) ma quanto su quello familiare e psicologico. Arrivò, infatti, a rasentare il suicidio (vedi articolo GeaPress). Bob Fawcett, questo il nome di chi ha ucciso i cani, aveva una sua ditta di cani da slitta. Si ritrovò poi ad essere semplice lavorante e la nuova proprietà scaricò su di lui le responsabilità del gesto assassino. In molti, però, dissero che Fawcett avrebbe agito a seguito della crisi economica. Per ordine di chi? La ditta, ovvero la stessa che ora fa la donazione, riferì di essere a conoscenza dell’uccisione di “soli” 50 cani. Questo dal momento in cui in Canada l’eutanasia fai da te non è illegale.

Ora la Fondazione. Tra i suoi componenti noti nomi del settore oltre che un rifugio per cani. Tra gli scopi, il miglioramento del benessere dei cani da slitta. Alla luce di quanto successo, non era meglio, però, creare una Fondazione per l’abolizione dei cani da slitta? Se lo chiedono gli animalisti canadesi che però ricordano come l’opinione pubblica, scossa per quanto successo, riuscì ad incidere in favore di un inasprimento di pena relativo al maltrattamento di animali nello Stato dello British Columbia. Da diecimila a settantacinquemila dollari canadesi le multe, e carcere da sei mesi a due anni. Per la multa, convertita nella moneta europea, si tratta di una somma di ventimila euro superiore a quella prevista in Italia (per l’uccisione di animali in Italia, non sono previste multe). Per la prigione, bisogna solo sperare nel diverso sistema giuridico esistente in Canada. Se paragonabile a quello italiano, possiamo stare freschi. Nonostante proclami e raccolte fondi, in Italia, infatti, chi uccide animali non va in carcere. La pena massima è di due anni (come in Canada) ma occorrerebbe una previsione minima di almeno quattro anni affinché alla “reclusione” corrisponda la prigione. Anche per chi ha massacrato cento cani.   

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati