occhi cane
GEAPRESS – Una morte atroce nelle camere a gas, tra indicibili sofferenze. E’ questo, secondo il comunicato diffuso dall’ENPA,  il “trattamento” che sarebbe riservato dal “civile Giappone” ai cani randagi.

Una vera barbarie, secondo l’ENPA, già denunciata nel 2009 da un documentario inchiesta di Motoharu Iida che aveva portato all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale il terribile fenomeno. Tuttavia, stando alle segnalazioni raccolte dall’Enpa, sembra che da allora nulla sia cambiato.

Per questo, la presidente dell’Ente Nazionale Protezione Animali, Carla Rocchi, ha lanciato un appello all’ambasciatore del Paese asiatico in Italia, sollecitando un intervento sul proprio esecutivo affinché tale prassi, contraria alle più elementari prescrizioni etiche, venga fermata una volta per tutte.

Non possiamo più tollerare che vengano perpetrati simili crimini a danno dei diritti fondamentali degli animali – ha scritto Rocchi all’ambasciatore del Giappone -; crimini resi ancora più odiosi dal fatto che sono  commessi nell’illegalità e nella clandestinità, ma legalizzati e spesso autorizzati dagli stessi Governi“.

Una realtà, questa, che stride drammaticamente con l’abnegazione di cui hanno dato prova moltissimi cittadini giapponesi, i quali, pur di non separarsi dai propri animali, hanno scelto di continuare a vivere con loro nella zona colpita dal disastro di Fukushima.

Signor Ambasciatore – ha aggiunto la presidente dell’Enpa -, le chiedo di farsi portavoce presso le autorità del suo Paese affinché intervengano per interrompere immediatamente tale barbarie e per destinare alla promozione di campagne per la prevenzione del randagismo le risorse utilizzate per la costruzione delle infernali macchine di morte. Il randagismo, infatti, si combatte non con le esecuzioni di massa ma con la diffusione di una cultura contraria agli abbandoni, con le sterilizzazioni, con le adozioni dei randagi”.

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