piccione
GEAPRESS – L’episodio risale all’estate di quattro anni addietro quando un uomo incaricato di installare reticelle su alcuni buchi di un palazzo frequentato dai piccioni, si sarebbe dapprima servito di un bastone per accertarsi che nessuno dei volatili rimanesse prigioniero, procedendo poi alla chiusura delle feritoie.

Uno dei piccioni, però, si era rintanato in fondo al buco.

Solo qualche giorno dopo un condomino aveva notato la presenza di un piccione morto e aveva chiamato i Vigili Urbani: era seguito il sequestro e la trasmissione degli atti in Procura. L’uomo era stato così indagato per “uccisione di animale senza necessità”: un reato che prevede una pena da 4 mesi a 2 anni.

A ricordare l’iter giudiziario è Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”.  L’uomo, infatti, era finito sotto processo ma l’avvocato difensore dell’imputato avrebbe dimostrato la mancanza di dolo. In tal maniera ha dimostrato come il suo assistito non aveva la volontà di uccidere. Il Giudice, spiega sempre D’Agata, si è allineato a questa tesi, ordinando la distruzione della carcassa che era stata sequestrata e trattenuta nello studio di un veterinario.

Il reato, infatti, non prevede la punibilità delle condotte colpose, ovvero causate da negligenza o disattenzione (senza volontà).

Per Giovanni D’Agata i piccioni, additati e malvisti da tante istituzioni e tanti cittadini, sono un bersaglio facile, uno di quelli che si pensa di poter colpire nell’indifferenza generale. Non può e non deve essere così per nessuna specie animale.

 

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