GEAPRESS – Un serraglio fatiscente, senza acqua e cibo ed in pessime condizioni igieniche. Così, lo scorso ottobre, i Carabinieri della Stazione di Gavirate (VA) relazionavano in merito alle condizioni di detenzione di un povero cane detenuto da un giovane del posto. Per lui la denuncia di maltrattamento di animali (d44/ter C.P.) e di inidonee condizioni di detenzione (727 C.P.).

Lo stesso proprietario dichiarava che il cane era in tali condizioni da circa una settimana. Confidando sul suo ravvedimento, non veniva messo in atto il sequestro del povero animale.

Fidarsi e bene, ma non fidarsi è meglio, direbbe qualcuno. Per chi, infatti, incaricato di verificare l’esistenza di quelle condizioni che possono determinare un sequestro, vi è il periculum in mora (pericolo nel ritardo), ovvero il rischio di subire un grave danno dagli effetti irreparabili.

In tal maniera, qualche giorno dopo, il Pubblico Ministero D.ssa Sara Arduini, della Procura della Repubblica di Varese, alla quale era pervenuta la relazione dei Carabinieri, procedeva ad una seconda ispezione delegando il Servizio Interprovinciale Tutela Animali (servizio istituito dall’OIPA), Nucleo Operativo Sanitario diretto dall’Ing. Francesco Faragò, con l’assistenza della stessa Arma dei Carabinieri.

Nonostante fosse passata più di una settimana, i luoghi si presentavano ancora senza alcuna miglioria. Niente pavimentazione nel fondo del serraglio, neanche un pedana nella cuccia peratro esposta alle intemperie. Il fondo, inoltre, emanava forti odori di ammoniaca, fatto questo che, al di là della fisiologica presenza delle feci, denotava un pessimo stato dei luoghi ove nulla era stato messo in atto per evitare l’assorbilmento delle urine. Sul cibo, inoltre, percolava acqua piovana causando il veloce deterioramento dello stesso.

Il GIP dott.ssa Sepe, procedeva al sequestro affidando il cane al canile di Gavirate. Singolare la giustificazione addotta dall’indagato ed ovviamente rigettata dal magistrato come “assolutamente inconsistente“. Non avrebbe avuto tempo perchè impegnato a lavorare. Fatto impossibile da verificarsi, peraltro, una volta esaminati gli stessi orari di lavoro del giovane. 

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