GEAPRESS – 3000 euro di ammenda e la pena sospesa. Quasi inevitabile, visto la tipologia del reato che dovrebbe punire in Italia chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze. Reato contravvenzione, così come è l’art. 727 del Codice Penale, con previsioni di arresto ben al di sotto della soglia di punibilità (niente carcere …) ed ammende comprese tra 1000 e 10.000 euro.

Se il legislatore lascia a desiderare, l’operato delle Guardie del WWF di Pisa, è stato ottimo. Nel 2007, infatti, intervennero ai danni del proprietario di una azienda agricola che si trovava in un Comune della bassa Val di Cecina. La segnalazione, giunta inizialmente all’ENPA di Pontedera era stata verificata, poi, dalle Guardie del WWF.

Quindici cani, tutti destinati alla caccia del cinghiale, con ognuno a disposizione appena due metri quadrati di superificie. Le Guardie del WWF annotarono tutto. Uno dei cani era pure legato ad una catena lunga appena un metro. Nonostante si fosse nel mese di luglio, nessun animale era fornito di acqua. Questo perchè il loro padrone non solo non li aveva provvisti di ciotole decenti, ma i barattoli di latta destinati ad abbeverare, non erano in alcun modo fissati. In pratica rotolavano in terra al primo movimento del cane, inevitabile considerati gli spazi ristretti.

In aggiunta a ciò nessuna pavimentazione consentiva la pulizia dei luoghi che di fatto si presentavano pieni di escrementi e con l’urina il cui odore, ormai nauseabondo, si sentiva già da una certa distanza. Le Guardie del WWF verificarono poi come sette dei quindici cani (ammassati tutti in meno di trenta metri quadrati) fossero sprovvisti di microchip. Tutto concluso con 3000 euro di ammenda pena sospesa. Grazie all’intervento del WWF, l’ASL Veterinaria potè verificare che dopo venti giorni il proprietario dell’azienda agricola aveva provveduto a migliorare le strutture.

Un’attività, quella di controllo sulle condizioni dei cani, che da parte del WWF non è mai venuta meno.

Il WWF e l’ENPA di Pisa – ha dichiarato a GeaPress Simone Soldani, Coordinatore Provinciale Guardie Giurate WWF di Pisa – riscontrano come, anche in base alle recenti normative regionali, i controlli sulle modalità di detenzione dei cani debbano essere più frequenti e li pongono come priorità sia per l’operato delle Guardie Zoofile che come attività di stimolo per le altre forze di polizia“.

E’ di oggi, invece, la notizia che il Tribunale di Chiavari (GE) ha condannato un uomo di Santo Stefano d’Aveto a quattro mesi di carcere ed alla multa di 100 euro per avere sparato con la sua carabina ad un gatto. Vale la pena sottolineare, come anche in questo caso, nonostante il reato di uccisione di animali sia un “delitto” (diverso, pertanto, dal contravvenzionale art. 727) non si prefigura il carcere. Anche per i reati di maltrattamento ed uccisione, infatti, le pene reclusive sono al di sotto della soglia di punibilità. Pagherà, ma solo 100 euro (sic!).

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