GEAPRESS – Il video che sta facendo il giro nel mondo mostra una signora inglese che dopo essersi fermata ad accarezzare un gatto ha aperto un bidone della nettezza urbana e lì ha gettato il povero micio (vedi video).

La gattina di nome Lola aveva per fortuna due padroni, i quali allarmati per il suo mancato ritorno, hanno iniziato a cercarla fino a sentire il disperato miagolio. Lola, che non ha neppure un anno di vita, è rimasta intrappolata per sedici ore dentro il contenitore della spazzatura, nella città di Stoke.

Se non fosse stata filmata si stenterebbe a crederci come se nell’immondizia non siano mai stati rinvenuti esseri, finanche umani. A ben ricordare, infatti, quello che apparirebbe come una leggenda metropolitana ripropone altre infinite nebulose storie immaginate e a volte probabilmente solo non documentate.

La leggenda che più ritorna è quella dei cani randagi dati da mangiare ai grandi felini tenuti nei circhi. Mai niente di tutto ciò è stato mai appurato e, pertanto, di nulla (almeno su questo) si possono accusare. Di vero ci sono le polemiche che riempirono, pochi anni fa, finanche i giornali della Grecia a seguito di uno strano fatto che coinvolse un circo italiano attendato ad Atene.

Eguale mistero avvolgeva, in verità, i gatti prelevati in strada per la vivisezione. Storie farneticanti. Poi l’ex Pretura del Tribunale di Palermo condannò alcuni medici vivisettori (condanna poi incappata nei tempi di prescrizione) con l’accusa di avere sperimentato su gatte (finanche gravide) catturate in strada. Furono condannati anche un ex Rettore e l’ex Preside di Facoltà. Nottetempo, si scoprì che alcuni personaggi armati di “coppi” (specie di acchiappafarfalle dalle lunghe aste) giravano nelle strade della città acciuffando gatti. Non solo, ma nelle fasi preliminari del processo, mostrate al pubblico le fotografie dei gatti, una signora si avventò contro l’Istituto incriminato perchè aveva riconosciuto il proprio gatto, poi spellato, decerebrato ed infine gettato nei contenitori.

Altra legenda riguarda i piccoli uccelli di cattura che finiscono in bocca ai serpenti tenuti in casa. Il verzellino (piccolo fringillide della nostra fauna) sarebbe la vittima più apprezzata .

Si ritorna a parlare di gatti, ma anche cuccioli di cani, catturati per i cani combattenti. Altra leggenda per tanti anni circolata ma mai comprovata finchè, durante le indagini di polizia, iniziarono ad essere compilati i primi rapporti relativi ai sopralluoghi preliminari. In essi, entrati poi nelle fasi processuali, si riportava la presenza quotidiana di uno scooter in un allevamento di Napoli dal quale venivano scaricati sacchi di iuta che si muovevano. Quando l’allevamento fu posto sotto sequestro si rinvennero i resti dei gatti.

E che dire, a proposito dei cani da combattimento, delle favole a proposito dei formidabili Pit bull americani? La favola è svanita quando il Corpo Forestale dello Stato, Comando di Castel Volturno, entrato recentemente in un allevamento abusivo (vedi articolo GeaPress) ha rinvenuto due Pit Bull di provenienza americana.

Altro alone è quello dei cani mangiati, ovviamente non in Cina ma in Italia. Il primo noto caso, si disse, riguardava un ristorante in provincia di Reggio Calabria. Poi si disse di una sagra della salsiccia in Provincia di Palermo e poi si vocifera di un piccolo ristorante di suini tipici dei monti Nebrodi (ME) al quale furono rinvenute ossa di … canidi.

Venivano però smentite anche la tremenda fine riservata a molte vittime dell’uccellagione roccolara del nord Italia, nonché le torture riservate ai tordi nel nord est.

Poi due diverse indagini, del Corpo Forestale di Brescia e di Asiago (VI) hanno svelato gli uccellini lasciati a decomporsi in gabbia (vedi articolo GeaPress) ed i tordi aperti con il bisturi per determinarne il sesso, allargati con gli stecchini ed infine incollati. La tortura però veniva completata solo ai maschi. Le femmine, invece, andavano tagliuzzate nel contenitore. (vedi articolo GeaPress).

In Inghilterra la signora ha gettato il gatto nel cassonetto. In Italia invece un gatto è stato preso per due ore a calci legato a testa in giù per un albero, ed infine finito facendogli scolare una intera bottiglia del famoso amaro del veterinario. Non c’erano nè telecamere, nè volontari testimoni. Solo la denuncia della proprietaria fece svelare, grazie ai Carabinieri di Cortemilia (CN), il misfatto (vedi articolo GeaPress).(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).