GEAPRESS – Francesco da Assisi amava gli animali, amava la natura, amava i suoi simili, nel celebrare la natura esprimeva il suo amore per Cristo.
“Laudato sie, mi Signore cum tucte le Tue creature, specialmente messor lo frate Sole…”

Più che un ambientalista/animalista, Francesco da Assisi, era una vera è propria mosca bianca nel seno della chiesa cattolica…e continua ad esserlo tutt’oggi.

Predicava l’armonia ed  il rispetto  “Questa bella d’erbe famiglia e d’animali”, mentre il rapporto delle chiese cattoliche, musulmane e monoteiste in genere,  con la natura è di puro sfruttamento.

La storia della chiesa è costellata di animali martirizzati, ancora oggi in onore di Santi in genere la “festa” viene fatta agli animali.

Le chiese monoteiste, insomma non amano gli animali, soprattutto non li rispettano  e non fanno nulla per nasconderlo. Tollerano i fedeli che pregano prima di ammazzare; dedicano Santi a cacciatori, pellicciai, macellai; inaugurano laboratori, hanno cappelle in luoghi di tortura degli animali come nelle palzas de toros.

Oggi, in concomitanza col Galeraday, vogliamo ricordare Fratello Lupo, che terrorizzava la città di Gubbio.
In visita alla città, Francesco la trovò  deserta perché impaurita  da un lupo grande e feroce.
A detta delle  cronache del tempo pare che si trattasse di una lupa, quindi sarebbe più corretto parlare di Sorella Lupa, ma si sà la storia è scritta dagli uomini!
Gli abitanti chiesero a Francesco, già in odore di santità, di intercedere per loro presso il Lupo; il “Poverello” accettò e andò a parlargli.
L’intervento di Francesco da Assisi si conclude con un atto di pace tra il lupo e la città. Il lupo depose la sua ferocia, i cittadini si impegnano a nutrirlo tutti i giorni: un cane di quartiere ante litteram.

Da quel giorno, grazie alla buona volontà del Lupo e dei cittadini, la pace era tornata a Gubbio. Il Lupo era diventato amico di tutti, amico dei bambini, passava a trovare gli abitanti, che gli davano da mangiare.

«E poi il detto lupo vivette due anni in Agobbio; ed entravasi domesticamente per le case a uscio a uscio, senza fare male a persona e senza esserne fatto a lui; e fu nutricato cortesemente dalle genti; e andandosi così per la terra e per le case, giammai niun cane gli abbaiava dietro.
Finalmente, dopo due anni, frate lupo si morì di vecchiaia. Di che i cittadini molto si dolsero; imperò che, veggendolo andare così mansueto per la città, si ricordavano meglio della virtù e della santità di santo Francesco
» (Fioretti, cap. XXI).

Non sappiamo se il fatto sia avvenuto realmente,  una pietra tombale rinvenuta nella chiesa di San Francesco della Pace, nel centro di Gubbio, deporrebbe a favore del reale accadimento, ma non è importante, anche la “leggenda” ci insegna qualcosa.

Quest’uomo predicava e praticava la pace e l’armonia tra tutti i viventi.

Visto che viviamo in ambito di “Santa Romana Chiesa” e degli insegnamenti assolutamente antropocentrici di Tommaso d’Aquino, va ricordato che solo negli ultimi anni la Chiesa ha ripensato, in piccola parte, il ruolo degli animali nel creato.
Gli ultimi tre Papi, predecessori di Benedetto XVI,  hanno avuto, finalmente, parole di ravvedimento, ma solo Papa Giovanni Paolo II è riuscito ad uscire,  in parte, dal seminato antropocentrico:
“Gli animali sono la parte più piccola della Creazione divina, ma noi un giorno li rivedremo nel mistero di Cristo” (Papa  Paolo VI).
“Uomo, vegetali, animali siamo tutti nella stessa barca; non si tocca l’uno senza che a lungo andare non si danneggi l’altro” (Papa Giovanni Paolo I).
“E’ urgente seguire l’esempio del povero di Assisi e abbandonare sconsiderate forme di dominio, cattura e custodia verso tutte le creature” (Papa Giovanni Paolo II). (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).