GEAPRESS – Hanno trovato tutto, dal veleno per uccidere alla carne da utilizzare come esca, fino al mestolo per mischiare la pozione mortale. Due anni di indagini condotte dai Comandi Regionale e Provinciale del Corpo Forestale dello Stato e coordinate dalla Procura della Repubblica di Forlì – Cesena.

In tutto una Task Force di 18 unità che hanno coinvolto il NIPAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale) di Forlì, ed i Comandi Stazione CFS di Bagno di Romagna, Civitella di Romagna, Mercato Saraceno, Sarsina e Predappio. Un’ operazione in grande stile denominata “bocconi amari” con lo scopo di risolvere i casi di avvelenamento di ben tredici cani. Oggi i risultati nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte il Pubblico Ministero Dr. Santangelo, il Comandante Regionale del Corpo Forestale dello Stato Dr. Giove ed il Comandante Provinciale Dr. Naccarato.

Individuati i responsabili di nove casi. Sette cani morti tra atroci sofferenze e due salvati per il tempestivo intervento dei veterinari. Il tutto quasi completamente occorso nel Comune di Bagno di Romagna tra la fine del 2008 e l’inizio del 2010. Solo nel 2009 addirittura 42 casi di avvelenamento erano stati registrati nella provincia di Forlì – Cesena, anche ai danni di lupi ed orsi.

I responsabili sono cinque persone, alcuni dei quali cacciatori. Tre sono di Bagno di Romagna, uno di Cesena ed un’altro di Civitella di Romagna. Il movente è da ricercare nel presunto disturbo arrecato dai cani agli animali di una azienda faunistico venatoria che alleva e vende per i ripopolamenti ad uso caccia. Un’altra causa concomitante era invece costituita da ripicche di vicinato. Ad allertare le Forze dell’Ordine, a causa dell’allarme sociale generato dalle numerose morti, Prefettura e Comune di Bagno di Romagna.

30 testimonianze della popolazione che ha ampiamente collaborato con il Corpo Forestale dello Stato, 4 perquisizioni domiciliari, 2 perquisizioni veicolari, 3 sequestri penali, 6 sequestri amministrativi, 8 comunicazioni di notizie di reato, 6 sanzioni amministrative. I sequestri hanno riguardato pesticidi usati per avvelenare i bocconi, un mestolo in legno, una siringa per iniettare le sostanze venefiche, un cucchiaio per dosare le sostanze, carne congelata. In più reti, trappole, lacci in acciaio, munizioni, ed un coltello per la cattura ed uccisione di fauna selvatica.

Il Comandante Regionale Giuseppe Giove in particolare ha dichiarato: “Come Corpo Forestale dello Stato riteniamo che tali tipi di reato abbiano in sé una notevole efferatezza e siamo fermamente decisi a precise azioni di contrasto, a tale fine stiamo predisponendo un protocollo d’intesa con il Servizio Veterinario”.

Già nel recente passato un altro caso di avvelenamento di cani proprio nei pressi di una azienda faunistico venatoria, si era conclusa con l’individuazione dei responsabili (vedi articoloGeaPress).

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