GEAPRESS – E’ stato individuato ieri nella tarda serata. Si tratterebbe di un uomo anziano. Un pensionato forse di un corpo di polizia.

Le Guardie dell’ENPA gia da alcune ore erano vicine alla soluzione (vedi articolo GeaPress). Un incrocio di dati notevole, ovvero tutti quelli relativi ai cani cocker di Firenze iscritti in anagrafe canina, passati al vaglio assieme alle centinaia di segnalazioni pervenute alla locale sede dell’associazione. Notizie, in alcuni casi, ritenute molto utili dagli investigatori.

La professionalità e la passione delle Guardie ENPA ha consentito così di stringere la cerchia degli indiziati a sole quattro persone. Ieri sera l’epilogo.

Il proprietario, a quanto pare, frequenta gli stessi luoghi del ritrovamento. Alle Guardie ENPA avrebbe riferito di aver creduto il cane morto. Una spiegazione che però parrebbe convincere poco. Il microchip, peraltro, era stato tolto prima di riporre il sacco nero con all’interno il cane, nel contenitore dell’immondizia. Proprio su questo punto, sono ancora in corso le indagini. Parrebbe infatti potersi confermare l’ipotesi di un taglio troppo preciso per essere stato eseguito dalla mano di un anziano. Un fatto che potrebbe indurre a pensare che un’altra persona sia stata incaricata dell’estrazione del chip. Nel caso, l’ipotesi dell’involontario gesto sarebbe destinata senza dubbio ad infrangersi.

I reati ora contestati sarebbero quelli di abbandono e maltrattamento. A questi si affiancherebbero sanzioni di natura amministrativa. L’abbandono è sanzionato, ad esempio, anche dal Regolamento sul Benessere degli Animali di Firenze. C’è poi l’aspetto relativo al cane creduto morto, ovvero la messa in atto di una condotta che avrebbe così comportato lo smaltimento illecito della “carcassa”. Ad ogni modo, si riferisce in ambiente inquirente, il cane, pur malconcio al momento del ritrovamento, si sarebbe presentato in tutta evidenza vivo.

Giova ricordare che in Italia c’è già un precedente di cane creduto morto. Era il cagnetto di Desenzano, in provincia di Brescia (vedi articolo GeaPress). Seppellito di fatto ancora vivo. Anche in quel caso l’anziano padrone si difese asserendo di averlo creduto morto. La tesi, senza nulla togliere alla presunzione di buona fede, coincide però con l’esclusione del reato di maltrattamento di animali. Questo, infatti, vale solo nelle ipotesi di dolo. Occorre cioè la volontà di uccidere (art.544/bis) o maltrattare (art.544/ter). Viceversa, se il fatto è commesso per negligenza o imperizia (ovvero condotta colposa) il reato non c’è.

Intanto “Boh”, così e stato chiamato dalla signora che lo ha rinvenuto nel cassonetto, continua a presentare condizioni di salute gravi ma stabili. E’ in cura presso la clinica veterinaria H24 di Firenze.

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