GEAPRESS – Fosse solo per un pezzettino, per adesso solo geografico. Ma in Turchia i combattimenti tra cammelli sono legali. Poi, se un domani la Turchia diventerà uno dei paesi della UE (come ha chiesto), sarà un problema da affrontare nell’Unione, come le balene uccise in Islanda.

Intanto la capitale di questo “sport” è Selcuk, una piccola città a circa dieci chilometri dal mare Egeo. A dire il vero fino al 1980 i combattimenti tra cammelli erano vietati, ma in virtù della tradizione da tutelare sono tornati di moda. Le forme più cruente sono bandite. Ad esempio i cammelli vengono prima imbavagliati ma le ossa, secondo un recente articolo del The Wall Street Journal, si rompono ancora. I cammelli sono soliti sdraiarsi sulle zampe dell’avversario …. Prima delle recenti disposizioni, la lotta tra maschi si otteneva costituendo un’ arena attorniata da femmine in estro. Essendo però l’esuberanza ricavata difficile da contenere e considerate le numerose risse tra i proprietari, si è scelto un metodo meno cruento…. I cammelli vengono tenuti a stecchetto, ovvero per circa tre mesi mangiano poco, quanto basta per renderli irritabili. Essendo apprezzata anche la loro carne si organizzano sorte di sagre paesane dove si può gustare un cammello grigliato.

A dire il vero i combattimenti tra cammelli sono diffusi anche nel mondo arabo, specie tra le tribù beduine (che arabe, in genere, non sono) ed in Afganistan. Anzi in questo paese sono state documentate anche tra cavalli, orsi e cani, felini ed orsi ed altre mostruose varianti. Mai, comunque, che venga organizzato un bel combattimento tra un orso anche un po’ incavolato, ed il suo padrone. Ovviamente ad armi pari, senza museruole (come quelle che si vedono nei circhi equestri italiani) ed unghia tagliate (se non tirate). Quello che colpisce però è che i combattimenti tra cammelli siano legali in un paese che ha chiesto di entrare in Europa. Ovvero la Turchia. Almeno nel cuore dell’Europa non avvengono di queste competizioni (con i cammelli no ma con le vacche si, per es. in Francia ed in Svizzera) ed in Turchia non vi è una legge sui maltrattamenti che si autoelimina dal punire queste tradizioni. In Italia invece, si.

Nel materiale informativo della Regione Val D’Aosta è possibile apprezzare la bontà culturale (ma anche della carne) della cosiddetta “Valdostana Pezzata Nera e la Castana, che si caratterizzano per un temperamento vivo e bellicoso, che le vede affrontarsi in combattimenti primaverili” . Si tratta delle Battailles des Reines ovvero “le battaglie delle regine”. In questo caso le mucche vengono fatte combattere sfruttando la gerarchia all’interno della mandria. In Val d’Aosta, poi, le vacche le hanno portate i Burundi, e la tradizione in Italia si deve rispettare. A dire il vero durante il fascismo i combattimenti furono vietati e così rimase fino al 1958, quando la cultura le rivolle.

Quest’anno il primo incontro è previsto il 20 marzo a Pont-Saint-Martin. I combattimenti finali si svolgeranno nell’arena Croix Noire di Aosta il 23 ottobre. Per la Regione Val d’Aosta il combattimento è incruento. Forse perché le vacche vengono fermate prima dei danni fisici, ma viene da chiedersi se tale termine vorrebbe nel caso alludere anche a quello di non violento.

Certo che a leggere il regolamento dei combattimenti tra vacche qualche dubbio sulle potenziali intenzioni (sia di vacche che degli allevatori) appare. Alla vacche non si deve somministrare alcool o sostanze analoghe. Le corna, inoltre, non devono essere appuntite, tanto che fino ad un secondo prima dello scontro possono essere limate. Sono ammesse le “ninfomani” ma solo se hanno caratteri … intimi … visibilmente femminili. Viene da chiedersi cosa succedeva prima del regolamento. Questo anche alla luce dell’attuale disposizione che fa intendere il combattimento cessato nel momento in cui il proprietario della vacca perdente fermerà lo slancio dell’avversaria.

Dimenticavamo, le vacche, sempre secondo il regolamento, devono essere gravide…

Cosa c’è in tutto questo di non cruento? Siamo poi certi di essere così diversi dai turchi che, peraltro, nelle giostre equestri dove di tanto in tanto azzoppiamo cavalli, ci riserviamo pure di infilzare la loro figura?

Ma in Val D’ Aosta i combattimenti sono pure tra capre. Le loro possenti corna non devono però essere limate nè unguentate, i proprietari non possono entrare nel campo con bastoni o fruste, così come non si può minacciare, insultare o passare alle vie di fatto contro un altro allevatore. I proprietari non devono, poi, abbandonarle dopo i combattimenti, nè creare disordini. I combattimenti di capre, inizieranno il prossimo 17 aprile a Donnas e si concluderanno il 6 novembre a Perloz.

Viene da chiedersi cosa prevede la legge italiana.
In linea teorica i combattimenti tra animali sarebbero vietati ma solo se “non autorizzati” (art. 544 – quinquies, legge 189/04). Avrete capito il perché di tale apparentemente inspiegabile precisazione. Non solo, anche se “non autorizzati” devono poi “mettere in pericolo l’integrità fisica dell’animale“. Basterebbe già questa formulazione per fare intendere che i combattimenti delle mucche o delle capre  valdostane mai potevano essere imputabili, ma per andare sul sicuro chi ha fatto la 189/04 ha voluto pure precisare, in apposito articolo, che il 544-quinquies (così come gli altri relativi ad uccisione di animali, maltrattamento e spettacoli e manifestazioni vietati) “non si applicano altresì alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla Regione competente“.

Quanto strafare. Per le vacche, come per le capre, valdostane sarebbe già bastata la formulazione autocastrante del 544-quinquies, dal momento in cui l’incolumità fisica non sarebbe violata. Ma c’era poi il problema dei palii di cavalli. Meglio allora andare sul sicuro.

Nonostante tutto c’è ancora un paradosso. Alcuni anni addietro, nella città di Palermo, arrivarono precise notizie su un cittadino di origine tunisina che faceva combattere due arieti. Lui si vantava del fatto che a differenza di quelli tra cani, i suoi combattimenti erano incruenti. Non essendo di tradizione, però, i combattimenti extracomunitari sarebbero stati imputabili di maltrattamento, quelli nazionali delle vacche e capre valdostane no.

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