GEAPRESS – Quasi un muro di gomma, costruito sui cadaveri di cani morti avvelenati. Alla fine, però, qualcuno  istituzionalmente preposto al compito si trova ma nel frattempo i cani sono morti, a decine. Anzi, non è peraltro detto che il tutto sia concluso. Secondo i volontari occorsi, potremmo essere solo all’inizio.

L’ultimo episodio ieri. I volontari della LIDA e della LAV di Enna, vengono nuovamente allertati. Ad essere recuperati, e per fortuna salvati, sono tre cuccioli (nella foto) con un principio di avvelenamento. La corsa del veterinario e la somministrazione delle terapie necessarie ed i piccoli cani, ora, sono fuori pericolo.
Tre giorni addietro un cane adulto ed un cucciolo erano invece morti nei pressi di Pergusa. Siamo ad Enna nuova, alle falde della montagna sul cui cucuzzolo si trova arroccato il capoluogo di provincia più alto d’Italia. Qualcuno aveva detto ai volontari che per fare intervenire l’ASL veterinaria bisognava presentare una denuncia ai Vigili Urbani. L’avvelenamento era però già compiuto ma in questo caso, almeno, i Vigili Urbani sono intervenuti chiamando pure il Veterinario di turno. Partono i sopralluoghi ed infine si trovano le polpette avvelenate sparse in terra. I volontari, comunque, fanno l’esposto alla Polizia Municipale, scrivono del libero arbitrio di qualche abitante dei luoghi che ha imposto una sorta di legge personale secondo la quale è vietato dare da mangiare ai randagi.

E dire che nei giorni antecedenti si era riusciti a fare adottare ben 15 cani. Niente da fare, la mannaia dell’avvelenatore distrugge, ancora una volta, la vita dei cani. Per i volontari c’è la quasi certezza di essere solo all’inizio. Del resto, poche ore dopo, tocca ai tre cuccioli per fortuna salvati.

Pochi giorni prima era andata, invece, di scena Piazza Armerina, sempre nell’ennese. Anche in questo caso si è trattato dell’ultimo di una serie di interventi messi in campo fin dal 13 dicembre scorso nel quartiere Casalotto.  Quattro cani, allora, erano morti tra terribili convulsioni. E dire che i volontari di LIDA e LAV inviano una segnalazione ai Vigili Urbani, ricordano l’ Ordinanza ministeriale che impone al Sindaco di intervenire. Dovrebbe avviare gli accertamenti, predisporre la tabellazione (utile, nel caso di avvelenamento dei luoghi, non solo alla difesa dei cani ma anche a quella degli uomini) nonché ordinare la bonifica dell’area. Niente. E i cani, infatti, continuano a morire.

Il risultato? Scompaiono una ventina di cani, di cui tredici accuditi dalla persona che per prima lancia l’allarme. I cani, a poco a poco, vengono trovati. Anzi: a poco a poco si viene a sapere che il camion della nettezza urbana li ha trovati morti e se li è portati via. Ma come? Non sarebbero, ex legge, rifiuti speciali? Dovrebbero poi essere sottoposti all’esame autoptico ed in ogni caso, anche per l’Ordinanza sopra richiamata, dovrebbe essere avvisato il Sindaco. Passano i giorni e si capisce che la nettezza urbana non li ha raccolti tutti. Li ha trovati il Sindaco? E’ finalmente intervenuto? No, i cani vengono trovati dove erano morti. Fuori da occhi indiscreti.

Qualcuno, però, non verrà mai trovato. Tra questi una cagna che aveva da poco partorito sette cuccioli. Il tutto nei pressi del centro disabili e della scuola materna, poi cosparsa di cani morti e chissà cos’altro. I volontari si stanno dando da fare per l’adozione dei cuccioli, ma la preoccupazione è che anche per Piazza Armerina sia solo l’inizio. Del resto anche l’esposto al Prefetto, non sembra aver sortito alcun effetto.Per l’adozione dei cuccioli orfanelli GeaPress mette a disposizione la mail info@geapress.org

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