GEAPRESS – Appartiene ad un cacciatore di Desenzano il cane sepolto vivo sotto mezzo metro di terra. Quaranta ore sommerso da mattoni, ghiaia e materiale di risulta. Così l’ha trovato la Polizia Municipale di Desenzano subita accorsa, lo scorso primo novembre, dopo la segnalazione di un cittadino. Dalla terra si sente venire un lamento, diceva la segnalazione. Il proprietario del cagnetto di tredici anni, razza bretone, era così sicuro di essersene disfatto per sempre da non curarsi del tatuaggio del cane. Una persona apparentemente normale, proprietaria di altri due cani.

E’ una storia che ci ha lasciato tutti profondamente colpiti – ha dichiarato a GeaPress il Comandante della Polizia Municipale di Desenzano dott. Carlalberto Presicci – Un segno molto profondo in tutti noi – aggiunge il Comandante – Penso alla voglia di vivere di quel cane, tutto quel tempo sotto terra, i suoi lamenti. Quando si dice che la vera bestia, a volte, è proprio l’uomo“.

Quando la Polizia Municipale di Desenzano, giunta sul posto con una pattuglia di motociclisti seguita a ruota da un’altra pattuglia del Comando, ha individuato il terreno smosso, il cane non guaiva. Era anche difficile individuare con esattezza il punto del seppellimento, dal momento in cui l’intera area era già interessata da depositi di materiale vario di risulta. Poi un lamento. I Vigili si sono gettati in terra ed hanno inziato a scavare con le mani. Mattoni, ghiaia tutto rimosso nella maniera più veloce possibile. Poi, alla profondità di mezzo metro, incomincia a comparire il pelo del cane.

Non sapevamo ancora a cosa saremmo andati incontro – ha dichiarato il Comandante Presicci – cosa cioè avremmo trovato sotto terra. Se c’era dell’altro, se dovevamo continuare a cercare. Era anche difficile immaginare in quel frangente che qualcuno potesse averlo seppellito vivo“.

Quando il cane è stato tirato fuori, aveva gli occhi ricoperti da una benda.

L’abbiamo spostato con la massima delicatezza – riferisce il Comandante – appena tolta la benda abbiamo visto gli occhi di fuori. Viene difficile ripensare a quei momenti“.

Per fortuna un motociclista della Polizia Municipale di Desenzano, è anche una persona esperta in pronto soccorso. Il cagnetto è stato così opportunamento soccorso. Era disidratato, ma ha ricevuto quanto necessario per un primo urgente aiuto, per essere poi consegnato alle cure dei Veterinari del canile di Brescia. Dopo quaranta ore di permanenza sotto terra, commentano gli inquirenti, non è possibile che il cane fosse moribondo quando è stato seppellito, o addirittura morto come ha dichiarato il proprietario. Forse un mattone di quelli forati, oppure una piccola breccia che ha consentito un lieve passaggio d’aria. Forse non serviva più al suo scopo ed ha fatto quella fine.

E’ una notizia che ci ha lasciato quantomeno scioccati – ha dichiarato a GeaPress Sara Pepi, responsabile di Brescia dell’ENPA – Tra l’altro, proprio pochi giorni addietro, abbiamo recuperato due gatti ritrovati impallinati. Ora il cane seppellito vivo. Abbiamo subito avvisato la nostra Presidente Nazionale Carla Rocchi – ha aggiunto la responsabile bresciana dell’ENPA – e senz’altro ci costituiremo parte civile. Ringraziamo sentitamente la Polizia Municipale di Desenzano ed il Comandante Carlalberto Presicci, hanno fatto una cosa meravigliosa“.

Ma come sta ora Jerry, il cagnetto seppellito vivo di Desenzano?

A darci notizie è lo stesso Comandante della Polizia Municipale.
Non l’abbiamo mollato un attimo – ha dichiarato il Comandante Presicci – Fino a poche ore fa abbiamo sentito i Veterinari. Sta bene, si è ripreso, nonostante alcune piaghe ed i danni al treno posteriore. I Veterinari avevano detto in un primo momento che si doveva intervenire chirurgicamente per i problemi al bacino, ed invece abbiamo appreso ora che non vi sarà bisogno“.

A giorni, secondo il Comandante, Jerry potrebbe essere trasferito nello stesso canile di Desenzano.
E pensare che quando l’abbiamo trovato in quella che doveva essere una tomba, respirava appena” ha precisato il Comandante Presicci.

Recentemente altri due casi di cani seppelliti ancora vivi sono occorsi a Malta (vedi articolo GeaPress) ed in Sudafrica (vedi articolo GeaPress). In entrambi i casi la Polizia ha arrestato i responsabili, uno dei quali già condannato ad una pena detentiva. In Italia, grazie alla legge 189/04 è possibile solo una denuncia a piede libero.

A Desenzano il proprietario del cane, una volta individuato, è stato condotto in Caserma ed ha sostenuto che il cane era morto. Forse una tattica difensiva. Il reato di maltrattamento si applica solo per le condotte dolose, occorre cioè la volontà di uccidere o maltrattare. Niente imperizia o negligenza (condotte colpose).

Il responsabile del maltrattamento, salvo che in caso di emanazione di Decreto Penale di Condanna (pena ridotta) rischia una massimo di 30.000 euro di multa. La previsione di pena reclusiva riguarda un massimo di 18 mesi. Una reclusione virtuale visto che trattasi di un periodo ben al di sotto della soglia di punibilità prevista dal nostro ordinamento giuridico. Finora, per i casi scampati alla prescrizione, le condanne più gravi emesse in Italia si aggirano intorno ai 12.000 euro di multa. La legge nazionale sulla caccia, inoltre, non prevede in questi casi alcuna previsione di ritiro di porto d’armi. Un provvedimento del genere, in genere applicato per violazione della normativa sulle armi, viene presa dalla Questura.

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