GEAPRESS – Ha i suoi ritmi, forse un po’ lenti, e di sicuro non merita di fare questa fine. Jerry, il cagnolino di 13 anni seppellito vivo dal suo padrone cacciatore (il proprietario dichiarò di averlo creduto morto) è ora nel canile di Desenzano (BS). Anzi, proprio di questi giorni, è la notizia che il PM titolare delle indagini ha consentito l’affidamento temporaneo del cane.

La vicenda, occorsa lo scorso novembre (vedi articolo GeaPress) ha commosso tutta l’Italia. Jerry era stato seppellito ma, incredibilmente, era ancora vivo. Di lui si accorse un ragazzo che avvisò la Polizia Municipale di Desenzano. Sotto un cumulo di mattoni e materiale vario di risulta, si rintracciò l’origine di quel lamento. L’aveva udito Andrea, il passante a cui Jerry deve la vita. Gli Agenti, aiutandosi con le mani, scavarono in terra e da quel cumulo di sfabbricidi, saltò fuori la testolina di Jerry. Attorno agli occhi, una pezza.

Secondo alcuni in tal maniera, con quella pezza, non si voleva che il cane si accorgesse di quello che stava combinando il suo padrone. Alla versione del cacciatore non hanno granché creduto sia il passante e forse neanche la Veterinaria del canile di Brescia ove venne ricoverato Jerry. Lui, il Sig. Mario, il proprietario di Jerry, venne poi intervistato da Giulio Golia de Le Iene (vedi articolo GeaPress). Non si era reso conto che il cane era ancora vivo, disse promettendo ravvedimento. Forse, anche se tale versione potrebbe coincidere con il fatto che il reato di maltrattamento ed uccisione di animali punisce incredibilmente solo le condotte dolose. Occorre, cioè, la volontà di mettere in esecuzione il comportamento sanzionato. Di certo se il Sig. Mario provvedeva allo smaltimento regolare, qualcuno avrebbe potuto accorgersi della (non molto creduta) distrazione. Ma questa è “colpa” e non “dolo”. La legge sui maltrattamenti, in questi casi, va in vacanza.

Le Associazioni annunciarono una dietro l’altra la costituzione di parte civile, sempre che si arrivi al processo e l’imputato non ritenga più utile deflazionare il suo carico. Decreto Penale di condanna, insomma, e pena ridotta. Mai il carcere, comunque. Le pene previste dalla legge sui maltrattamenti sono di gran lunga inferiori alla soglia di punibilità.

Jerry, dicevamo, pian piano si è ripreso, circondato dalle cure dei veterinari e degli operatori. Poi la visite degli Agenti della Polizia Municipale di Desenzano. Infine, il trasferimento presso la struttura comunale della cittadina del bresciano. Di lui, però, si sono scordati quasi tutti. Al canile, riferiscono a GeaPress gli operatori, non gli manca niente, ma sarebbe bello che Jerry potesse contare su attenzioni ancora più particolari. Ad ogni buon conto, Jerry ha bisogno di cure continue ed è affetto da alcuni malanni, anche se la cosa che preoccupa maggiormente sono i suoi problemi cardiaci. Forse a causa dell’età, rileva difficoltà ad orientarsi ed ha una scarsa attitudine ad interagire con l’uomo. Poi quei movimenti ripetitivi. Età o l’abitudine, così deviata, alla gabbia ove veniva costretto prima di finire in un buco scavato tra i rifiuti?

Di sicuro Jerry è ancora lì, al canile di Desenzano Gli operatori ricordano che il luogo dell’adozione deve comunque essere il bresciano o zone limitrofe e che Jerry necessita di una casa accogliente e possibilmente senza altri animali. Fatto, questo, che forse ha scoraggiato chi già ne possiede altri. Sembra però incredibile che il povero cagnetto di Desenzano, dopo tutto quello che ha subito, debba finire così la sua esistenza.   

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