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GEAPRESS – Quali collegamenti tra il maltrattamento animale e la pericolosita’ sociale?

I dati, vengono forniti dall’associazione Link Italia in occasione della firma del Protocollo d’Intesa con il Corpo Forestale dello Stato (vedi articolo GEAPRESS). Sono il frutto  del lavoro dell’associazione di professionisti nata nel 2009 per colmare le lacune scientifiche sul tema della correlazione (link) tra maltrattamento di animali e violenza interpersonale, devianza e crimine nel nostro Paese. Un database 278 casi di maltrattamento animale seguiti da reati contro le persone o di altro tipo, utilizzando lo strumento chemiometrico denominato Principal Component Analysis (PCA).

In particolare, riferiscono gli esperti di LINK Italia, elementi ricorrenti nella letteratura scientifica in materia e caratterizzanti del fenomeno possono essere esplicitati dai seguenti assunti:

la violenza su animali praticata nell’infanzia e adolescenza può essere fortemente predisponente a ulteriori comportamenti violenti, devianti e/o criminali. In Italia si parla di Zoocriminalità minorile, laddove la procedura di affiliazione nelle cosche malavitose avviene attraverso un tirocinio di crudeltà su animali nell’ambito di quella che viene definita pedagogia nera.

Al tempo stesso, la pratica di questo tipo di violenza è spesso sintomo di situazione esistenziale patogena caratterizzata da incuria, violenza psicologica, fisica, sessuale o da tutte le forme concomitanti.

La violenza su animali è un indicatore di pericolosità sociale, quindi è probabile o anche solo possibile che contemporaneamente o successivamente il maltrattatore compia altri  reati.

La crudeltà sull’animale può inoltre rientrare nel contesto di violenza psicologia sulle persone, quindi essere strumentale all’obiettivo di procurare un danno ad un’altra persona mediante la violenza fisica perpetrata sull’animale. Questo è il caso di violenze domestiche su donne e minori, familiari, atti persecutori, stalking, ritorsioni, intimidazioni malavitose e zoocriminalità minorile. Da ultimo, la violenza sugli animali come componente della sindrome della donna picchiata, fenomeno nel quale la vittima uccide il carnefice per legittima difesa.

RISULTATI STUDIO SCIENTIFICO

Innanzitutto, va chiarito cosa è un caso link. Ferma restando la violenza su animali, le altre condizioni che concorrono a definirlo tale sono il compimento di ulteriori atti devianti  o criminali, che il maltrattamento faccia parte di un altro crimine (intimidazione, persecuzione, atti delittuosi compiuti nell’ambito di riti satanici, omicidio e vari tipi di violenza), che rientri nelle fattispecie di zoofilia erotica, zooerastia e/o bestialità, che sia perpetrata da minorenni eventualmente coinvolti in altre deviazioni o crimini, o che il fatto venga compiuto in presenza di un minore.
Come detto, il primo studio effettuato da LINK-ITALIA comprendeva 278 casi, in 198 dei quali si conoscevano tutte le variabili. I risultati di questa indagine sono stati confermati da un successivo studio del 2013, che ha preso in esame 364 casi link.
Ne risulta il parziale profilo del maltrattatore: nel 95% dei casi si tratta di maschi, di cui il 19% bambini o adolescenti.
Le vittime sono donne nel 55% dei casi, bambini 25%, uomini 4%, anziani 3%, il restante 13% raggruppa altre tipologie come vittime di bullismo o malavita.
Nel 61% dei casi le persone vittime non si sono allontanate dalla situazione di violenza, o hanno procrastinato la fuga per non lasciare l’animale in balia del persecutore. Invece nel 21% dei casi la vittima umana è deceduta.
Per quanto riguarda la tipologia di reato sulle persone si tratta di:
33% violenza domestica
18% atti persecutori o vendicativi
18% sex offender (molestatore sessuale)
12% altri reati di varia tipologia
10% bullismo
9% fenomeni di intimidazione o vendetta nell’ambito della malavita organizzata

VARIABILI

Nella “scelta” della vittima il maltrattatore è condizionato da alcune variabili così riassumibili:
percezione delle dimensioni fisiche dell’animale vittima, che devono essere abbastanza piccole da garantire il successo della violenza, ma abbastanza grandi da soddisfare l’impulso sadico;
brutalità su persone correlata alla vicinanza affettiva tra le stesse, variabile “trasversale” riscontrabile in casi anche molto diversi tra loro;
collegamento tra crudeltà su animali e violenza su esseri umani;
anche atti non particolarmente cruenti possono portare alla commissione di reati gravi, quindi non devono essere sottovalutati come campanelli d’allarme;
crudeltà su animali come tirocinio di successive violenze sui propri simili. La reiterazione della violenza fa aumentare la pericolosità sociale dell’abusatore.

DISTURBO DELLA CONDOTTA – PATOLOGIE CORRELATE

La crudeltà fisica sugli animali è stata inserita nel Disturbo della Condotta  nel Manuale dei Disturbi Mentali dell’American Psychiatric Association nel 1987, oltre che nella classificazione internazionale dei Disturbi Mentali e Comportamentali dell’Organizzazione mondiale della sanità del 1996. Questa sindrome può portare al Disturbo Antisociale di Personalità o Disturbo da Abuso di Sostanze quali droghe illegali o legali e, nelle donne, a Disturbo Depressivo o Ansioso, nel 75% dei casi.
Dall’osservazione dei bambini, l’età in cui si può manifestare la crudeltà sugli animali è sei anni e mezzo. In letteratura scientifica l’evoluzione dal maltrattamento animale verso atti estremi come rapimento, violenza sessuale, assalti (spree killer), omicidi (serial killer) passa per l’aggressione, distruzione di cose, piromania, furti con vittima.
PREVENZIONE

Intervenire già nella fase infantile può aiutare a prevenire il degenerare del comportamento in età adolescenziale. Atteggiamenti positivi verso gli animali o correttivi di comportamenti sbagliati sono molto utili nella fase di formazione.
Negli Stati Uniti le massime autorità di polizia, sanitarie e psichiatriche hanno pienamente riconosciuto l’interesse del fenomeno, e l’Italia segue le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che impone la considerazione di episodi di maltrattamento animale nell’ambito d’indagine psicologica, sociologica, educativa, sanitaria e psicoforense.

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