GEAPRESS – Assieme ai fermi dei bracconieri, quella degli avvelenamenti dei cani è la notizia più ricorrente che appare nelle cronache spesso solo locali.
Lumachicidi ed altri prodotti di sintesi per uso agricolo, ma anche topicidi e stricnica.

In buona parte prodotti di libera vendita. Pericolosi innanzi tutto per l’incoscienza con la quale vengono distribuiti per l’uso agricolo. Formidabili ed economici, le letali pozioni sono spesso esposte alla libera vendita, senza nemmeno prevedere un limite sull’età dell’acquirente. All’interno di un market trovi proprio tutto l’occorrente. Da un lato i prelibati bocconcini per cani e mici associati a frivoli condimenti di dubbio interesse per gli animali, e dall’altro boccette e scatolini pieni zeppi di potenti veleni. Per l’uso professionale in agricoltura, occorre (solo per alcuni) una sorta di patentino di dubbio valore deterrente. Per tutti gli altri, prendi, paghi e vai a mischiare.

In questi giorni è una sequela infinita di segnalazioni. Otto gatti e due cani a Cesena, poi Faenza agli inizi di febbraio e poco prima a Cremona dove a perdere la vita sono stati due cani. Avvelenamenti anche nel veronese, a Villafranca. A morire randagi e cani di cacciatori ed in questo caso, almeno, è stato individuato il veleno. E’ un potente lumachicida. Quello che colpisce, poi, è la periodicità di alcune di queste azioni, come nel caso di Siena ad Acquacalda. Quattro i cani avvelenati. Sui loro corpi sono in corso le analisti dell’ Istituto Zooprofilattico, ma sono morti anche alcuni uccellini selvatici e dei topi. Eppure in zona c’è chi giura che il “Killer” dei quattro zampe ha già colpito e c’è chi ha messo in atto dei veri e propri controlli. Raramente, infatti, l’avvelenatore è solamente uno squilibrato. Chi uccide lo fa per un motivo che, a suo dire, lo riguarda. Spesso è un abitante del luogo. Nella casistica delle segnalazioni appare di tutto. Dalle minacce per i gatti che dormono sulle selle dei motori, alle pipì indesiderate su ruote o parafanghi. Una maniera sbrigativa quanto efficace.

Molti di questi veleni, tra l’altro, possono rimanere attivi nel terreno anche per parecchi giorni e risultare nocivi alla salute umana anche per semplice contatto con le mucose. Basta una mano che inavvertitamente è venuta in contatto con un polpetta e poi passata sulle labbra, per iniziare a creare dei problemi. Cosa ancor più preoccupante se si pensa che alcuni dei principi, come ad esempio la metaldeide, hanno effetto teratogeno. Può generare, cioè, danni fetali.

L’Ordinanza del Ministero della Salute sul divieto di detenzione ed utilizzo di esche e bocconi avvelenati, impone ai produttori che la sostanza venga resa sgradevole al gusto, sia degli animali che di persone. Fanno eccezione le “esche”, come il caso dei topicidi, i quali, però, debbono essere rinchiusi in appositi contenitori accessibili solo all’animale. Il contenitore può essere aperto, ma nel caso dei topicidi il quasi unico principio attivo è un potente anticoagulante i cui effetti sono spesso visibili per via delle emorragie intestinali. Gli animali, invece, muoiono anche con bavazione e convulsioni, sintomi tipici di avvelenamento di molte sostanze per uso agricolo.

Di certo, considerata la vastità del fenomeno, l’uso dei bocconi riesce ad imporsi scavalcando efficacemente i divieti di legge. Del resto vi sono metodi che possono fare a meno di qualsiasi aggiunta chimica. La pessima abitudine di uccidere animali è vecchia. Ora, però, è tutto più semplice. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).