GEAPRESS – Entra in vigore oggi la cosiddetta “legge cuccioli”, approvata la scorso novembre dal Parlamento che ha ratificato con ventitre anni di ritardo la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia. L’Italia è stata la penultima ed in verità, tranne recenti vampate, in quasi un quarto di secolo di latitanza non molto se ne è sentito parlare, anche in campo animalista.

Contrariamente a quanto spesso creduto, il tremendo traffico di cuccioli da paesi esteri, non è ora vietato ma semplicemente regolamentato. Il commercio, in modo particolare, con i paesi dell’est Europa è apparso subito dopo la caduta del muro di Berlino. I primi ceppi estranei a quelli conosciuti di cimurro, gastroenterite ed altre malattie contagiose e spesso mortali per i cani, apparvero in Italia fin dai primissimi anni novanta. In quel periodo, infatti, giunsero appresso ai deportati dall’est, ceppi batterici e virali che, fin quando è esistita la cortina di ferro, avevano subito una evoluzione tutta loro. Impossibili cioè da bloccare con i vaccini presenti allora nell’Europa occidentale. I prezzi estremamente competitivi dei cani fecero il resto. Costi abbattuti risparmiando su benessere animale e manodopera, oltre che ad un cambio valutario favorevolissimo.

Al Ministro Frattini, al Ministro Brambilla e al Sottosegretario alla Salute Martini, va comunque il merito di avere promosso e difeso un provvedimento che evidentemente in tutti questi anni non era interessato granché.

La legge, però, è stata epurata nei suoi passaggi parlamentari da importanti disposizioni in difesa degli animali. Per questo prevede blandi aumenti di pena per i due reati di cui alla legge 189/04, ovvero “uccisione di animali” e “maltrattamento di animali”.

Per il primo reato la reclusione aumentata di appena un mese per la previsione minima (in genere è la previsione minima quella applicata), mentre di sei mesi per la massima. Nessuna possibilità di arresto in flagranza di reato, neanche nei casi più atroci.

Per il maltrattamento, invece, addirittura nessun aumento della previsione minima di reclusione, mentre la massima aumenta di sei mesi. Anche in questo caso, le previsioni di reclusione sono di molto inferiori all’arresto in flagranza di reato. Le multe, invece, aumentano di appena duemila euro per la previsione minima, mentre raddoppia la massima, la quale, però, non viene quasi mai applicata ed a prescindere dalla stessa possibilità di essere giudicati con il rito abbreviato (minor pena).
In sintesi, la possibilità di finire in galera è pressoché nulla anche per chi ha precedenti penali (dipende, infatti, dal tipo di reato e dall’antichità della condanna passata in giudicato).
Eliminata, inoltre, anche la proposta di introdurre la condotta colposa sia per il maltrattamento che per l’uccisione di animali. Vale solo il dolo, ovvero la volontà di maltrattare o uccidere. Proviamo ad immaginare se per l’uomo non valesse, ad esempio, l’omicidio colposo.

I due nuovi reati più specifici sui cuccioli (traffico ed introduzione illecita) prevedono pene eguali o addirittura inferiori alle prime. Anche qui, le iniziali proposte sono state alleggerite dalle lobby di commercianti e cacciatori. Contrariamente, però, a quanto ritenuto, la mancata previsione di divieto di taglio di coda ed orecchie (sbandierato come un successo da parte di chi è avvezzo a queste pratiche) rappresenterà un problema soprattutto in campo applicativo. L’Italia, infatti, così come invece prevede la Convenzione europea, non ha opposto la prevista riserva. In altri termini doveva esplicitamente vietare di …. vietare il divieto di coda e orecchie. E questo, per fortuna, non è stato scritto. Evidentemente cacciatori e commercianti non hanno letto bene (per approfondimenti vedi articolo GeaPress).

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