GEAPRESS – I sette cuccioli provenienti dall’est Europa sono stati trovati stamani dai militari della Stazione di Golfo Aranci e della Stazione di Olbia Centro. Erano appena sbarcati al porto di Golfo Aranci, ovvero un approdo minore, ad uso sia turistico che commerciale. Erano stati imbarcati a Livorno e nella città toscana erano arrivati direttamente dall’Ungheria a bordo di una Peugeot 206. Non dovrebbero cioè, esserci state tappe intermedie. La macchina aveva insospettito i Carabinieri e per questo era stata seguita fino al centro di Olbia ove è stata fermata.

In tutto cinque cuccioli di razza Chihuahua e due di English Bulldog. Tutti privi di mocrochip e vaccinazioni. A trasportarli tre cittadini ungheresi, due uomini e una donna. La mancanza di riferimenti documentali certi induce ad ipotizzare che i cuccioli siano stati fatti entrare in Italia in maniera clandestina. Non solo. Nella macchina sono stati rinvenuti cinque documenti europei con allegati microchip, di fatto, però, incompatibili con i cani trasportati.

I cuccioli sono stati ora affidati alla cure della sede LIDA di Olbia, in attesa degli approfondimenti che si stanno compiendo congiuntamente ai Carabinieri dei NAS di Sassari e dell’U.V.A.C. (Uffici Veterinari per gli Adempimenti degli obblighi Comunitari). Questo al fine di riuscire ad individuare l’origine dei sette cuccioli, che comunque non sembravano avere evidenti segni di sofferenze. Secondo gli inquirenti i cuccioli erano destinati a più privati e non ad un commerciante. E’ probabile, in questo caso, che i cuccioli siano stati ordinati direttamente dai singoli acquirenti, magari tramite un sito internet. Non vi sono comunque precedenti nei luoghi.

Appena cinque giorni addietro (vedi articolo e foto GeaPress), un’altra autovettura, questa volta guidata da due slovacchi, è stata fermata dalla Polstrada di Battifolle, in provincia di Arezzo. Al suo interno vi erano ben 37 cuccioli e, secondo gli inquirenti, non era la prima volta che veniva utilizzata per simili trasporti. In questo caso mancava ogni tipo di documentazione.

Il fenomeno di cani, ma anche altri animali, trasportati dai paesi dell’Europa dell’est a prezzi stracciati, risale all’immediata caduta della cosiddetta cortina di ferro. Il fenomeno si presentò in tutta la sua drammaticità agli inizi degli anni novanta, quando ceppi poco conosciuti di note malattie contagiose (cimurro e gastroenterite virale, in modo particolare) ancora non coperti dal vaccino, penetrarono in Italia al seguito del nuovo business.

Solo recentemente, grazie all’impegno del Ministro Frattini e del Sottosegretario alla Salute Martini si sono inasprite le pene introducendo, nel recentissimo recepimento di una Direttiva Europea vecchia di ventitré anni, specifici reati (traffico ed introduzione illecita). Purtroppo l’iter della legge di recepimento, sostanzialmente ignorata nei decenni passati e non solo dai politici, è stato gravemente compromesso dagli interessi di commercianti e cacciatori (questi ultimi soprattutto per le operazioni di taglio e coda) che hanno rivendicato le amputazioni del testo di legge entrato in vigore lo scorso dicembre.

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