GEAPRESS – Verrebbe da dire amara ironia, ma il liquore che i due ragazzi di Cortemilia (CN) hanno, ovviamente a forza, somministrato al gatto seviziato ed ucciso due giorni fa, era proprio l’amaro famoso per lo spot con il veterinario. Il barista che lo ha venduto (i ragazzi avevano compiuto sedici anni e non infrangevano alcun divieto sull’acquisto degli alcolici) ricorda benissimo il particolare. Non poteva sapere, però, che il destinatario dell’amaro era un povero gatto già legato a testa in giù ad un albero e preso a calci per due ore. Finito il sadico divertimento i due minorenni, l’uno di Cortemilia l’altro di un diverso centro dell’astigiano, gli hanno spalancato la bocca e versato una intera bottiglia di liquore fino alla morte.

Il grave episodio di ennesima crudeltà sugli animali fa riflettere per almeno altre due tristezze. La prima è il coinvolgimento di minori. Per loro non si può non affermare che sono (anche) delle vittime; la scelta dei perché è notoriamente ampia e diffusa così come l’importanza di educare al rispetto fin dalla giovanissima età (vedi approfondimento GeaPress). La seconda riflessione è su chi ha visto tutto ciò senza pensare di chiamare i Carabinieri.

GeaPress ha intervistato il Capitano Ricchiuti, Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Alba.

GEAPRESS – Comandante, come dire un’ amara sorpresa.
CAPITANO RICCHIUTI – Si, quando la signora che accudiva al gatto seviziato ed ucciso ci ha chiamato, la vicenda aveva quasi dell’incredibile. Credo di non dire niente di nuovo affermando che spesso si sente parlare di piccole crudeltà compiute dai ragazzini ai danni degli animali. Per quanto già deplorevole, qui però non si trattava della lucertolina acciuffata. Per ore il gatto è stato costretto da una corda ad un albero, legato a testa in giù e preso a calci. Poi il liquore.

GEAPRESS – Abbiamo saputo che era l’amaro…, insomma quello del veterinario.
CAPITANO RICCHIUTI – Si, ma qui il povero gatto è morto. Mi chiedo come poteva andare diversamente. Impossibile.

GEAPRESS – Ma, a proposito, dove è avvenuto tutto questo? Il barista o altri, hanno assistito?
CAPITANO RICCHIUTI – No, il barista non c’entra niente. Non poteva sapere a chi era destinato il liquore che aveva venduto. Peraltro i ragazzi, che solo per pochi giorni sono ancora minorenni, non avevano più alcun divieto di acquisto di alcolici. Il luogo dove però sono avvenute le sevizie, diverso da quello dell’acquisto, non era comunque un’area privata.

GEAPRESS – Vi erano altre persone, magari altri ragazzi?
CAPITANO RICCHIUTI – Il luogo era un po’ quello solito di incontro di giovani, come vi è in ogni città o paese. Vi erano almeno una decina di ragazzi, anche più grandi dei due. Forse non tutti si potevano rendere conto. Quello che le posso dire è che siamo arrivati ai due, tramite testimonianze.

GEAPRESS – Ma nessuno è intervenuto?
CAPITANO RICCHIUTI – Non ci risulta.

GEAPRESS – Se qualcuno però vi avesse chiamato al momento …
CAPITANO RICCHIUTI – Certo, saremmo intervenuti.

GEAPRESS – Già conoscevate i due ragazzi?
CAPITANO RICCHIUTI – Li avevamo già denunciati per danneggiamento.

GEAPRESS – Può dirci cosa avevano combinato?
CAPITANO RICCHIUTI – Erano in quattro, tutti denunciati. Preparavano palle di neve e le compattavano fino ad una sorta di blocco di ghiaccio. Poi andavano nei cavalcavia e le buttavano giù. Una variante insolita, quanto egualmente pericolosa di altro più noto fenomeno.

GEAPRESS – Ma si tratta di famiglie disagiate, magari con problemi economici?
CAPITANO RICCHIUTI – No, sono ragazzi di buona famiglia. In Caserma sono venuti accompagnati dai genitori.

GEAPRESS – Colpisce il tempo dedicato a questi comportamenti …
CAPITANO GEAPRESS – Noi abbiamo il dovere di intervenire, certo meglio evitare il reato. Li abbiamo denunciati per maltrattamento di animali al Tribunale dei Minori. Ovviamente li abbiamo segnalati agli assistenti sociali.

GEAPRESS – Possiamo approfittare di questa intervista per un appello a denunciare?
CAPITANO GEAPRESS – Assolutamente. Il cittadino deve rivolgersi ai Carabinieri come ad altra forza di polizia. Nel caso specifico saremmo intervenuti per evitare che si portasse a compimento il reato. Il cittadino deve rivolgersi a noi.

Purtroppo nel caso di Cortemilia, si è rivolta ai Carabinieri l’anziana signora che accudiva al gatto, appena fatta la macabra scoperta. Come già sottolineato in premessa, GeaPress ricorda che questi tragici episodi sono molto diffusi. Pertanto alcuna colpa può ricadere sulla comunità di Cortemilia. Sarebbe ingiusto ed anche fuorviante.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati