GEAPRESS – Sono ormai numerosi, dall’inizio dell’anno, gli interventi delle Forze dell’Ordine ai danni dei trafficanti di cuccioli di cane provenienti dall’est Europa. Probabilmente è ancora presto per trarre delle conclusioni sull’efficacia della cosiddetta legge cuccioli ma una prima valutazione, alla luce di quanto successo in questi mesi, può senz’altro essere fatta.

In alcuni recenti articoli di GeaPress abbiamo avuto modo di riportare le dichiarazioni delle Forze dell’Ordine relative alla recidività di alcuni soggetti. Ovvero tornano a delinquere sempre sullo stesso reato. In alcuni casi si tratta di reati commessi a cavallo dell’entrata in vigore della nuova legge. In altri, come la storia che vi proponiamo sotto, di poco antecedenti. Lo stesso soggetto coinvolto, sebbene non individuato, non ha avuto remore nel tornare a compiere lo stesso atto delittuoso. Questo, infatti, è il termine giusto per qualificare il comportamento di chi incappa nei nuovi crimini relativi al traffico di cuccioli. Troppo basse, però, le pene. Vedremo sotto come i trafficanti si stanno organizzando, a dire il vero in maniera non molto dissimile da come già da prima operavano.

La storia che vi raccontiamo vede come protagonista un coppia del centro Italia che si è rivolta ad un trafficante di cuccioli. O meglio, si era rivolta a quello che credeva un “normale” commerciante di cani. Si è conclusa con il sequestro del cucciolo, dei soldi e con un po’ di guai per la coppia che, senza saperlo, aveva avuto a che fare con un pregiudicato senza scrupoli. Per i trafficanti, nessun guaio. Come vi accennavamo, il problema, tanto per cambiare, è nella legge.
Gina, il nome è di fantasia, vede sul web, quello che sperava potesse essere il suo nuovo cane. Il sito non crea particolari sospetti, anzi l’annuncio appare in un portale specializzato. Gina ha già due cani salvati dal canile ma il musetto del cucciolo, ovviamente di un cane da compagnia, prova in lei qualcosa di inspiegabile. Una debolezza, ci dice quasi scusandosi. Ne parla con il suo compagno. Sono una famiglia di operai e per ora guadagnano al mese appena 900 euro.

Inviano una mail a chi si presenta come il gestore di un allevamento italiano. Vi è anche un numero di cellulare ed il contatto è pressoché immediato. Il cucciolo viene offerto a soli 300 euro. La varietà del cane ne richiederebbe molti di più, ma il pseudo allevatore dice che ha un solo cane non più piccolissimo ed i clienti li vogliono in più tenera età. Il cucciolo, comunque, sarebbe stato consegnato a casa della coppia e se non fosse piaciuto sarebbe stato prelevato senza problemi. Bisogna solo aspettare un poco e nel frattempo il presunto allevatore invia con una certa costanza fotografie del cucciolo tramite Skype. I suoi numeri di cellulare, poi, non sono mai stati nascosti. Gina si sente tranquilla.
Il desiderio della coppia è ormai alle stelle, ed a questo punto viene detto che raggiungerli fino a casa, causa altre consegne, risulta un po’ difficile.

Dovrebbero spostarsi fuori regione ed al più presto. Detto fatto, i due si mettono in macchina e di tanto in tanto ricevono la telefonata del tipo. Si informa dove sono arrivati e conferma il luogo dell’appuntamento. Tranne che nell’ultima telefonata. Qui viene detto che si devono spostare in altro luogo, nei pressi. E’ un parcheggio e devono stare attenti ad una macchina con targa ungherese. Gina si insospettisce appena, e chiede del perché della targa ungherese. Nessun problema, sono solo degli amici che stanno occasionalmente dando una mano, sempre a causa delle numerose consegne.

Gina è ormai felicissima, vede già il cucciolo. Lo accettano e pagano. Appena il tempo di entrare in macchina ed arriva la telefonata dell’allevatore. “Siete contenti? Tutto a posto?“. La telefonata si interrompe bruscamente ed un istante dopo Gina vede tutto il parcheggio circondato da mezzi del Corpo Forestale dello Stato.

Per lei iniziano i guai, anche se afferma che chi  intervenuto ha compreso la loro situazione. Gina al momento ha però solo il tempo di riprendersi, e collegare che la persona con la quale ha parlato non poteva che essere molto vicina. Ma dove? Nel luogo sembrano esserci sono lei, gli Agenti e i due ungheresi.

Sono di quelle situazioni dove il mondo sembra capovolgersi addosso. Lontana da casa e il cucciolo sequestrato (ha saputo ora che è andato in felice adozione). I soldi trovati ai due ungheresi vengono sequestrati ma per i due (stranamente apparsi solo nella fase più delicata, ovvero la vendita) si prospetta subito un tranquillo ritorno nel loro paese! Sapete perché? Il reato non prevede l’arresto in flagranza e l’italiano, l’unico che potrebbe avere problemi con una denuncia per quanto non grave (purtroppo), se ne guarda bene dal farsi trovare con le mani nel sacco. Con l’Ungheria, poi, non esistono particolari accordi di polizia. I due magiari, già il giorno dopo, potevano essere tranquillamente a casa loro. Un altro emissario, del resto, si trova tranquillamente per poche decine di euro.

Abbiamo però saputo che l’italiano è stato, infine, colto in flagranza di reato dalla Polizia di Stato, ma in un’altra operazione. Era stato notato, assieme e due stranieri, confabulare in un luogo appartato ed aveva creato sospetto. Era intervenuta una volante della Polizia e sono così stati trovati nuovi cuccioli tutti irregolarmente detenuti. Questa volta è stato denunciato. La cosa incredibile è che aveva, però, un’altra condanna per lo stesso reato.

Secondo Gina, è lui quello che ora molti additano su internet come autore di una truffa questa volta senza cani. Nel senso che lui li propone, le persone inviano l’acconto e la cosa finisce lì. Il cellulare viene spento e quel numero verrà riattivato solo dopo qualche mese. Nel frattempo ne funzionerà un’altro. E dire che siamo nell’ambito di paesi dell’Unione Europea (sic!) e la nostra polizia può stare solo a guardare chi di oltrefrontiera. Frontiere, però, che per gli scambi di merci e persone, non esistono più. Alla Questura di Bologna ci dicono che l’unico deterrente potrebbe essere l’arresto in flagranza, che la legge, però, non prevede. In alternativa, potrebbe essere solo l’associazione a delinquere, che fa scattare l’arresto. Ma è cosa difficile da dimostrare. Indagini lunghe e con non molti stimoli investigativi.

Secondo gli inquirenti il commercio è saldamento in mano agli italiani. Romeni, ungheresi e slovacchi sono solo allevatori da pagare con spiccioli ed emissari che consegnano il cane e ritirano i soldi. Forniscono pure un libretto sanitario, come nel caso di Gina, in realtà falso. Per quel poco che si riesce a sapere, parrebbe che gli italiani abbiano rilevato gli stessi allevamenti.

Da alcuni paesi, poi, arrivano carichi “assortiti”. E’ il caso della Repubblica Ceca. Cuccioli di cane, aracnidi (ragni e scorpioni) e rettili. Gli aracnidi viaggiano in spazi ricavati alla base delle gabbie. Chi si mette a spostare pitoni e boa per vedere se alla base della gabbia vi è una spazio nascosto?

Gli italiani sono in genere commercianti o ex commercianti di animali. I loro nomi, in alcuni casi, sono già su internet per condanne a volte molto antecedenti alla legge cuccioli. Eppure continuano a delinquere, utilizzando come paravento manovalanza dell’est Europa.

Nodi di smistamento esistono in particolare in due regioni del nord Italia, ed è qui che si sospettano le più grosse coperture, specie in settori definibili tecnici. Più traffici e diverse responsabilità si intrecciano in Emilia. Importanti terminali, per le consegne nel sud Italia, sono inoltre in Puglia, Campania e Sicilia. Gli stranieri sono, in genere, solo comparse. Da utilizzare nel posto ed al momento giusto. A loro non può essere fatto niente. Liberi di girare nell’Europa senza frontiere dove ci si è dimenticati della Polizia.

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