GEAPRESS – Nella contea di Anne Arundel, nel Maryland, sono stati arrestati due sedicenni perché coinvolti in un combattimento tra cani. La Polizia è arrivata a loro grazie ad una segnalazione. I ragazzi, in tutto 5, si erano dati appuntamento in un bosco ed avevano iniziato a fare combattere i cani. Nel corso dell’irruzione, tre dei cinque ragazzi sono riusciti a fuggire, mentre altri due sono stati fermati con uno dei due Pit bull. Il cane era ferito. Nel Maryland i combattimenti tra cani sono considerati dalla legge felonies, ovvero reati gravi paragonabili ai nostri reati delitti che però, da noi, non sempre sono punti in maniera decisa.

Non è chiaro che ruolo avessero i due nel combattimento. Come minimo stavano assistendo e già bastava questo per l’arresto in flagranza di reato. Potranno essere rilasciati, in attesa del giudizio, dietro pagamento di una cauzione. Ove la legge è meno severa, come ad esempio nel caso dei combattimenti tra galli in California (vedi articolo GeaPress), i commenti dei giornali sono stati concordi nell’individuare in questa mancanza il vero e proprio boom che sta vivendo il fenomeno. In California, infatti, a differenza di altri stati americani, i combattimenti tra galli sono considerati misdemeanor, ovvero reati minori. Il loro spessore è paragonabile ai reati contravvenzionali italiani, come ad esempio tutti i nostri reati venatori (anche quando si uccide una o più specie protette). La sensibilità comunque cresce e se in California si chiede di considerare i reati relativi ai combattimenti tra galli (ovvero nei diversi gradi di partecipazione: allevatore, organizzatore, spettatore etc) come felonies, nel Meryland si chiede di inasprire ulteriormente le già pesanti pene che prevedono, ad esempio, l’arresto in flagranza di reato per un semplice spettatore.

Ed in Italia?
Ci crogioliamo orgogliosi e vittoriosi della legge 189/04 la quale, per i combattimenti, prevede multe fino a 160.000 euro. L’art. 544-quinquies, sul divieto di combattimenti e competizioni tra animali, dopo essersi ben destreggiato per escludersi non solo dal campo di applicazione delle pericolose competizioni autorizzate (ad esempio i palii) ma anche dai combattimenti autorizzati, come nel caso della vacche e delle capre valdostane (vedi articolo GeaPress), prevede la reclusione da uno a tre anni (pertanto non in flagranza di reato e comunque difficile da concretizzarsi anche nel caso di condanna definitiva) e multe da 50.000 a 160.000 euro. Ad ogni modo, anche se la galera rimarrà in tal maniera una molto teorica previsione , la multa è salata ed a parte se l’imputato non è nullatenente, potrebbe rappresentare un deterrente.

Per chi, però? Solo per chi “promuove, organizza o dirige combattimenti ….”. Viene da chiedersi, pertanto, in quanti casi è stato individuato un promotore, come un organizzatore o un …. dirigente di combattimento (!?). Può darsi che vi siano dei precedenti, ma la stragrande maggioranza degli interventi delle Forze dell’Ordine riguardano allevamenti di cani (forse) da combattimento. Il “forse” è d’obbligo considerato che nelle tesi della difesa si trova di tutto. Cani feriti dal filo spinato di una recinzione, cani feriti tra di loro ma perché fuggiti dai box e via di seguito. Occorrerebbero indagini considerevoli, sia per dimostrare la reale natura delle ferite che per individuare le particolari esclusive qualifiche che farebbero scattare la mega multa. In altri termini, se dobbiamo fare lavorare di più Polizia e Carabinieri per individuare promotori e organizzatori, bisogna fornire loro anche gli strumenti di legge per rendere veramente concreta una così alta previsione di pena. Più probabilmente, invece, le indagini ambientali possano scattare se chi coinvolto in quei ruoli, sia immischiato anche in altri reati che consentono una più alta valenza investigativa. Per l’arresto in flagranza, comunque, scordiamocelo. Varrebbe, peraltro in forma facoltativa, solo se i già difficili ruoli da individuare sono ulteriormente appesantiti da particolari situazioni, quali il concorso con minori, utilizzando videoproduzioni e poco altro. Per l’esperienza finora maturata in Italia, l’organizzatore di un combattimento è una presenza impercettibile. Chi dirige è spesso anche chi alleva i cani, il quale, quasi sempre, li addestra.

Vediamo allora cosa prevede la legge 189/04 per chi alleva o addirittura addestra per i combattimenti. La pena reclusiva varia da tre mesi a due anni, mentre la multa è compresa da un minimo di 5000 ed un massimo di 30.000 euro. Ovvero la multa è tanto quanto il reato di maltrattamento (che già di suo non fa molta strada) e la pena reclusiva è identica per le previsioni minime allo stesso maltrattamento (544/ter) mentre per la massima è superiore di soli sei mesi.

In carcere non ci va nessuno. C’è poi il rito abbreviato e per chi non viene così giudicato bisogna aspettare la condanna definitiva. Quando arriverà, e se arriverà, prevederà quasi certamente la multa e praticamente mai nei valori massimi.

La pena reclusiva è poi la stessa per chi uccide un animale (544/bis) ma solo se, chi uccide, lo fa volontariamente (dolo). Bene che vada, uno dei due reati è decisamente inefficace. Si dice inoltre che l’illecito va colpito sottraendo il patrimonio che produce. In questi casi anche i bimbi fanno il solito paragone con Al Capone caduto in disgrazia per aver evaso le tasse che non per l’infinita serie di omicidi. Per questo non si capisce perché la stessa bassa previsione di pena per allevatori ed addestratori è stata considerata anche per chi organizza o effettua scommesse. Incredibilmente organizzatori di combattimenti ed organizzatori di scommesse sono puniti in maniera enormemente diversa. Sono entrambe figure difficili da individuare, grazie anche alla pochezza di strumenti messi a disposizione dal tipo di reato. I primi, però, riceverebbero una batosta, i secondi una sciocchezza. Al Capone, praticamente, ha vinto.

La cosa più grave, però, è che i ruoli più facilmente individuabili, ovvero allevatori e addestratori, vengano puniti in maniera decisamente inadeguata. Anzi, è più probabile che vengano condannati per il reato di maltrattamento che non per quello di combattimento tutto da dimostrare (tanto le pene sono le stesse). Per chi, invece, molto difficilmente, verrà scoperto organizzatore, promotore e dirigente di combattimenti, il legislatore ha previsto pene esemplari. Forse, però, allevatori e addestratori sono anche categorie legali innanzi alle quali, l’abbiamo già visto nelle amputazioni parlamentari della legge cuccioli, tutti rispettosi ci genuflettiamo. Basta, però che non si dica che chi fa combattere rischia carcere e mega multe, perché questo, di fatto, non succede.

Forse, però, la legge 189 del 2004 è stata pure fortunata. La sua approvazione coincide, infatti, con la fase di stanca dei combattimenti. Questi, infatti, ebbero il loro “splendore” dalla seconda metà degli anni ottanta fino a poco oltre il 2000. Attenzione però, perché qualcosa si sta  riorganizzando e non è da escludere che possano esserci sviluppi; magari scaturenti da altri reati, ma comunque sviluppi.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati