GEAPRESS – Due modi di intendere la legge. Possiamo discutere su quanto pesante debba essere la pena del maltrattamento di animali e se è giusto finire in galera, ma basterebbe intanto affermare che se questa è prevista (comunque, in Italia, mai in flagranza di reato) non rimanga solo sulla carta. Vedere, ad esempio, persone che si sono rese responsabili di orrende uccisioni di animali durante riti religiosi (vedi articolo GeaPress) o che l’abbiano fatto in un momento di follia sbattendo un piccolo Yorkshire ad un muro (vedi articolo GeaPress) e sapere che si beffeggiano pure della legge, è quanto meno demoralizzante.

Il primo episodio è avvenuto in Colorado. Circa un anno addietro un tipo, con la complicità della sorella, legava un cane rubato al suo camion. Il tutto avviene in dodici minuti. Le telecamere del Parco Nazionale filmano ogni cosa. Il cane viene trascinato per tre miglia, infine torturato e strangolato. La lunga scia di sangue rimane sulla neve. Pochi giorni addietro la sentenza, emessa senza che al tipo sia stata concessa alcuna cauzione. Per lui, il massimo della pena prevista in Colorado per le crudeltà nei confronti degli animali, ovvero 36 mesi di prigione. Alla sorella, riconosciuta complice, un anno ed un giorno di prigione.

In Italia in queste ore sta girando la notizia di una condanna a 13 mesi per un tipo che da un campanile ha sparato ad una gazza. I fatti sono avvenuti a Cottolengo, in provincia di Grosseto. La Polizia recuperò una gazza uccisa con un colpo di carabina. Fatte le opportune ricerche si è poi individuato il colpevole ed il complice. Non conosciamo il dispositivo della sentenza ma è probabile che l’individuo che dal campanile ha sparato per allontanare gli uccelli, l’abbia fatto ammettendo l’intenzione di uccidere, oppure vi erano più unanimi dichiarazioni testimoniali. Abbia cioè agito, come prevede il reato, per “crudeltà e senza necessità”. Viceversa, se non vi era questa intenzionalità, molto probabilmente non sarebbe stato giudicato (il reato vale solo nei casi di dolo e non di colpa).

Nonostante abbia patteggiato, è stato comunque condannato alla pena reclusiva di 13 mesi (massima pena prevista dal Codice Penale: 24 mesi), senza sospensione. Si, va bè, ma non perché aveva ucciso un animale. La sentenza del Tribunale di Grosseto considerava infatti numerosi altri reati le cui pene, per il nostro Codice, sono ben più gravi. Il tipo, infatti, è stato condannato per detenzione illegale di armi (il reato più grave), detenzione di munizione non denunciate, spari in ambito urbano. Il complice, comunque detentore di un arma detenuta illegalmente e che l’aveva prestata all’amico, ha avuto invece la pena sospesa.

Detenere armi illegalmente, è il vero reato per il quale si finisce in prigione. Nel nostro caso vi è stata poi la detenzione illegale di munizioni e l’utilizzo dell’arma addirittura in ambito urbano (cosa non meno grave). Infine, in questo caso, è anche coinciso che lo sparacchiatore abbia (intenzionalmente e non per negligenza) ucciso un animale. Il Giudice, forse, non poteva fare di più. E’ infatti il nostro impianto normativo a difesa degli animali che fa acqua da tutte le parti. C’è da sperare solo che questa sentenza non venga richiamata troppo nella giurisprudenza, (perché, purtroppo, la legge da ragione alla Sentenza).(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).