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GEAPRESS – Non verranno macellati i cani prigionieri di un camion della morte, fermato l’altro ieri dagli animalisti cinesi nei pressi della città di Qinhuangdao (vedi articolo GeaPress).

Un carico più consistente del centinaio di cani inizialmente riferiti, per il quale si è potuto appurare l’assenza delle necessarie  autorizzazioni. Dopo due giorni di apprensione, i circa 150 animali  sono stati  liberati dagli animalisti.

Nelle scorse ore non sono però mancati momenti di tensione con  il trasportatore andato in escandescenza prima dell’arrivo della polizia. Gli agenti si erano limitati a mantenere l’ordine pubblico, dovendo per il resto attendere il controllo documentale che, a quanto sembra, ha dato esito negativo. Tutti i cani, cioè, non potevano essere trasportati.

Come è noto in Cina non è vietato vendere la carne di cane, ma gli animali devono aver passato un periodo di quarantena. Per gli animalisti cinesi, il controllo documentale è solo una strategia per arrivare al bando totale di questi commerci.

In strada si era creato un notevole assembramento di macchine a causa del continuo fluire dei volontari. Tre di loro, con l’accusa di avere bloccato la circolazione, erano stati portati in caserma dalla polizia. Due giorni di freddo pungente accompagnato dall’ansia di dovere restituire al trasportatore i poveri cani da macellare. Non pochi di loro erano risultati feriti mentre una persona aveva riconosciuto il proprio animale scomparso. Infine, la bella notizia: liberi tutti.

E’ dallo scorso agosto che gli animalisti cinesi  hanno messo in campo una nuova strategia per ottenere una legge certa che vieti l’uso alimentare di alcuni animali. I camion, una volta intercettati, vengono seguiti ed appena possibile bloccati grazie all’arrivo di altri attivisti. Una fitta rete attiva sul web, coordina gli animalisti di varie città, pronti ad intervenire in aiuto dei cani.
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