randagismo allo sbando
GEAPRESS – Con una nota diffusa poche ore addietro del Ministero dell’Agricoltura del Cile, il Direttore generale del SAG (Servicio Agrícola y Ganadero) ha riferito sulla decisione di sospendere l’articolo sei della legge sulla caccia.

Si tratta del punto che consente ai cacciatori di potere uccidere i cani “selvatici”.

Un tavolo di lavoro, informa sempre il Ministero, verrà istituito fin dalla metà di marzo. Il suo compito sarà quello di ascoltare tutte le parti interessate al fine di avviare un dialogo costruttivo avente ad oggetto i “branchi di cani selvatici nelle zone rurali”.

Altro scopo del tavolo di lavoro, sarà quello di prevedere sussidi agli allevatori.

Come è noto la decisione del Governo del Cile di uccidere i cani cosiddetti “selvatici” (decisione divenuta esecutiva pochi giorni addietro ma in realtà risalente al 2012) ha suscitato l’indignazione dell’opinione pubblica cilena ed internazionale. Secondo gli animalisti, la legge era innanzi tutto portatrice di un errore terminologico. La figura del “cane selvatico” cileno non esiste e per questo sarebbe stato più corretto parlare di randagismo. In tal maniera si sarebbe tolta la questione dal mirino dei cacciatori.

In molti, hanno già sottolineato come la decisione di uccidere i cani non è stata cancellata, ma trattasi solo di una sospensione. Un intervento, quello del Governo cileno, probabilmente dovuto all’esigenza di venir fuori da una situazione di imbarazzo innanzi l’opinione pubblica.

La tanto criticata legge  cilena, ha previsto che il cane, così come la lepre europea, la volpe grigia, il ratto ed altre specie, siano definiti animali dannosi (vedi articolo GeaPress) e come tali cacciabili.

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