GEAPRESS – Chiude il gatto in uno scatolino avvolgendolo con nastro adesivo, e lo getta nell’immondizia. Arrestato. In Alabama, non certo in Italia. Il fatto è avvenuto lo scorso 23 dicembre quando una signora ha visto puntare il suo cane verso il contenitore dell’immondizia ed uno scatolo in particolare. Quest’ultimo appariva ermeticamente chiuso, o quasi. Dal nastro adesivo che lo avvolgeva, infatti, apparivano delle unghiette che si davano da fare per aprire un varco. La signora, inorridita, apre in fretta il pacchetto dal quale salta fuori un gattino di circa quatto mesi. Una visita dal veterinario e poi dalla Polizia locale di Troy, in Alabama.

I poliziotti accolgono la denuncia e si mettono al lavoro. Forse la voce gira e pochi giorni addietro si presenta a loro un signore di 48 anni che dichiara che in tal maniera (…lasciandolo nell’immondizia) sperava che il gatto venisse adottato. La realtà, ovviamente, era un po diversa. Il tipo, infatti, aveva ricevuto il gattino da una amica con la promessa che l’avrebbe consegnato ad una associazione per l’adozione. Passato in un vicoletto di Troy se ne era invece sbarazzato.

La Polizia gli contesta l’arresto ma in considerazione del fatto che si era costituito e che non vi erano pericoli che fuggisse dalla territorio del Distretto giudiziario, gli viene consegnato un “appearance ticket”, ovvero l’obbligo di presentarsi (in alternativa all’arresto) innanzi al Giudice, nel nostro caso lunedì prossimo. All’uscita dalla stazione di Polizia, Michael Walsh (nella foto della Polizia di Troy) ha iniziato però a correre, non per sfuggire dall’area distrettuale (se lunedì non si presenta scatta per lui il mandato di cattura) bensì dalle numerose telecamere e macchine fotografiche delle troupe giornalistiche che erano in sua attesa. Dovrà essere giudicato per tre capi d’accusa: abbandono, mancata assistenza e maltrattamento. Il gattino, ricoverato in una clinica veterinaria, si è ripreso.

Questo avveniva in Alabama, e rappresenta la contestazione di un reato cosiddetto minore. In Italia, un reato cosiddetto (da alcuni) … non più minore, ovvero il maltrattamento di animali così come l’uccisione di animali, non prevede l’arresto in flagranza di reato neanche quando viene torturato orrendamente un animale.

Gli autori degli orrendi rituali compiuti sugli animali (vedi articolo GeaPress) ad avviso di fonti inquirenti starebbero per essere giudicati con il rito abbreviato (una piccola somma da pagare con comodo) e non si sono neanche presentati alle richieste della Polizia di essere ascoltati. In Italia, i ragazzi che hanno provocato la morte di un cane sparando dei petardi, sempre secondo fonti inquirenti, starebbero per dichiararsi innocenti perché il petardo non era indirizzato all’animale (vedi articolo GeaPress). Il reato di maltrattamento, infatti, si applica solo per le condotte dolose, occorre cioè la volontà di uccidere e non la colpa. I ragazzi, se gli inquirenti confermeranno questa tesi, non verranno neanche giudicati. A Cagliari la Polizia non ha potuto fare altro che denunciare a piede libero un ragazzo che aveva sbattuto al muro, uccidendolo, un piccolo cane (vedi articolo GeaPress).

In Alabama vige, pur con le sue storture, il diritto anglosassone. In Italia, quello romano. I reati di maltrattamento prevedono una lieve pena detentiva che in pratica, però, è estremamente improbabile che arrivi ad essere, non solo contestata, ma anche applicata. Senza voler fare il tifo per l’Alabama, vale però il fatto che se la legge prevede una pena detentiva, questa è applicabile per davvero. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).