GEAPRESS – Lavoro inutile? Niente affatto. La LIDA di Caltanissetta si rimbocca le maniche e riprende a badare a Billy, randagino prima salvato da un avvelenamento e poi colpito al collo da un fucile da caccia. Appena giunto nell’ambulatorio veterinario, le radiografia e l’inequivocabile esito. Il collo è pieno di pallini da caccia, segno questo che la rosa doveva essere stata sparata da un punto non molto distante. In altri termini, qualcuno gli ha sparato volontariamente oppure scambiandolo per altro. In entrambi i casi non doveva premere il grilletto. Ma per quale motivo? Ammesso, poi, che qualcosa possa giustificare l’atto?

Billy era un cane tranquillissimo; i volontari della LIDA non riescono a darsi pace. L’avevano trovato tempo addietro avvelenato e solo un miracolo l’aveva salvato. Ora il colpo di fucile. E non è il primo. In Sicilia, come in altre regioni d’Italia. Cani sparati senza un perché, accecati (vedi articolo GeaPress) o direttamente uccisi (vedi articoloGeaPress). Radiografie agghiaccianti che mostrano le decine di pallini da caccia conficcati in code, crani e zampe. Solo incidenti? Per Billy, tra avvelenamenti e fucilate, la probabilità che possa essere divenuto oggetto di un crudele destino (… per dirla con un eufemismo) è ovviamente più probabile.

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