GEAPRESS – E dire che sulla fine del povero cane impiccato in contrada Canalotto, a Castelvetrano (TP), c’è chi ipotizza come su quell’albero si sia arrampicato da solo. A pensarla, per fortuna, in maniera diversa, sono i volontari dell’Associazione LAICA e la Polizia Municipale di Castelvetrano (TP) la quale ha raccolto la segnalazione degli animalisti, pervenuta ieri pomeriggio intorno alle 17.30. Il cane, che a quanto pare presentava anche alcune ferite da taglio, era letteralmente appeso ad un albero di olive. Una robusta corda appariva, inoltre, saldamente legata al tronco (vedi foto 550firme.blogspot.it). L’animale, inoltre, appariva tosato tramite forbici, il che fa presupporre potesse appartenere a qualche pastore del luogo.

Per il Responsabile della Polizia Municipale di Castelvetrano, dott. Catalano, si tratta di un grave atto compiuto da una persona priva di ogni sensibilità che in tal maniera ha inteso sbarazzarsi di chissà quale presunto problema. Il cane, non aveva alcun microchip, così come hanno appurato i Servizi Veterinari nel frattempo sopraggiunti sul posto.

Stamani il corpo del povero animale è stato rimosso, ma appena poche ore prima era arrivata un’altra notizia. Un altro cane, nei pressi di via Pignatelli Aragona, morto avvelenato. E’ il secondo in pochi giorni. Pochi giorni addietro, infatti, ve ne era stato un’altro, sempre per avvelenamento. E’ stato rinvenuto nella strada che da Castelvetrano conduce alla località costiera di Marinella di Selinunte.

Circa il cane impiccato risultano allo stato ignote le motivazioni. Lo stesso terreno ove è stato rinvenuto, è del resto molto poco frequentato, anche se ancora non è chiaro a chi appartenga. Forse, però, potrebbe non trattarsi di un atto di natura necessariamente intimidatoria. La fine per impiccagione accomuna purtroppo non solo cani randagi, ma anche quelli che per tanti anni hanno servito, in zone di campagna, il compito di cane pastore o da guardia. Può bastare una malattia, ed il cane viene in tal maniera eliminato.

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